Il Tirreno

Pontedera

Volterrateatro racconta “la ferita”

Volterrateatro racconta “la ferita”

Dal 21 al 27 luglio torna la kermesse. Al centro la rivisitazione dell’opera di Genet

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VOLTERRA. Volterrateatro di anni ne compie ventotto. Intensamente e pericolosamente vissuti.

Il capitano Armando Punzo e la sua ciurma, la Compagnia della Fortezza formata da attori detenuti, affrontano ancora una volta il mare aperto, fra contraddizioni e imprevisti. E compatti, dal 21 al 27 luglio, disegnano la rotta 2014 di un’esperienza artistica e un modo di fare “spettacolo” unica al mondo.

Per il secondo anno consecutivo intercetta la figura di Jean Genet, drammaturgo, intellettuale, poeta da Punzo rimesso al centro dell’ormai classico appuntamento all’interno del carcere, da sempre snodo e bussola del festival (repliche fino al 25, prenotazioni ancora aperte fino al 13 luglio).

Le traiettorie genettiane, instabili e controverse, quando non scandalose e intossicate, trovano una deriva esterna nelle recenti fratture ambientali che hanno colpito la città, col crollo di parte delle sue antiche mura. E allora il tema del festival non poteva non essere “La ferita”, variamente declinata e interpretata. Una ferita che attraversa le trame del cartellone e diventa memoria collettiva e storia quotidiana nel progetto “Logos. Rapsodia per Volterra” orchestrato e istruito da Archivio Zeta, destinato il 25 a muoversi da Piazza dei Priori verso l’anfiteatro romano, come un corteo simbolico di appartenenza civica, una processione laica e poetica che vede schierate un po’ tutte le associazioni cittadine.

Gabriele Rizza

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