Il Tirreno

Pontedera

Uccise due figli neonati: esce dal carcere dopo 11 anni

di Sabrina Chiellini
Uccise due figli neonati: esce dal carcere dopo 11 anni

Pontedera: il primo corpicino venne trovato in una discarica, del secondo non si è mai trovata traccia. Verusca Montorzi era stata condannata prima all'ergastolo e poi a 16 anni di carcere ma per l'indulto e la buona condotta ora è fuori e si è stabilita a Pisa

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PONTEDERA. I vicini la vedono entrare e uscire di casa, un appartamento a Pisa. Non sanno che dietro quel volto, dentro quelle mura, c’è un segreto terribile.

È una donna molto riservata, non parla volentieri della sua vita. I capelli lunghi, magra e curata nell’abbigliamento. Verusca Montorzi, 43 anni, di Pontedera, è tornata libera dopo undici anni di carcere. Era stata condannata in secondo grado, nel novembre 2006, a sedici anni di reclusione per avere ucciso due bambini appena partoriti.

funeraleIl primo di quei due cuccioli d’uomo, almeno, ha un nome e una tomba. Si chiama Angelo Faustino, venne trovato il 15 febbraio 2001 su un nastro per la separazione dei rifiuti nella discarica di Pontedera. Quel nome glielo dette la città, ufficialmente, quando si fermò, commossa, sconvolta, per celebrare il funerale.

Il secondo corpicino non è mai stato trovato: nel 2002, a gennaio, Verusca andò insieme al compagno Dino Trappetti, geometra oggi cinquantenne, all’ospedale di Terni. L’operaia aveva i classici sintomi di un’emorragia post partum ma lei negò l’evidenza. Dall’ospedale i medici, prelevando parti di placenta, segnalarono il caso alla Procura della Repubblica e le successive indagini dei carabinieri del comando provinciale di Pisa si conclusero con l’arresto della madre pontederese, nell’aprile 2003. Attraverso l’esame del Dna si riuscì a mettere in relazione i due episodi.

Prima l’indulto, poi i benefici previsti dal riconoscimento della buona condotta: i sedici anni della condanna in appello sono diventati dieci. Verusca, che ha un’altra figlia di 16 anni avuta in precedenza da Dino, è fuori. Può pensare a ricostruirsi una vita lontano dal carcere. Ha deciso di non tornare a vivere a Pontedera, dove abita la figlia data in affidamento a una zia e che può frequentare la madre solo in presenza degli assistenti sociali, così come stabilito dal tribunale. «Verusca non è a Pontedera – dice la sorella che ha avuto in affidamento la nipote – abita a Pisa e di più non posso dire».

La casa popolare in cui la coppia Montorzi-Trappetti viveva, in via Amendola, nel quartiere di Oltrera, è stata assegnata a un’altra famiglia. E Verusca, che ha lasciato il carcere da poco tempo, si è stabilita in un’abitazione nella disponibilità di un’altra sorella, infermiera, a Pisa. Con loro vive una parente, da anni legata alla famiglia Montorzi. È con quest’ultima quando la raggiungiamo per telefono e la sua reazione è nervosa. «Sono uscita dal carcere ma non voglio parlare. Fate il vostro lavoro ma state attenti. Non mi cercate ancora o vi denuncio».

In primo grado di giudizio, in tribunale a Pisa, era stata condannata il 9 maggio 2005 all’ergastolo insieme al convivente, poi assolto al processo in Corte d’Assise d’Appello a Firenze. Non vuole parlare del suo passato, né dell’esperienza in carcere.

veruscaLa morte dei due neonati aveva sconvolto Pontedera e travolto due famiglie, quella della donna e quella del geometra . Secondo la Procura della Repubblica di Pisa la donna si sbarazzava dei bambini praticando una aberrante forma di controllo delle nascite. Non ricorreva all’aborto, negava anche a se stessa le gravidanze, per poi togliere la vita alle creature inermi.

Dopo l’arresto di Verusca e quello del convivente l’altra figlia minorenne è stata seguita da uno psicologo e dai servizi sociali. Non è stato semplice raccontarle la verità. Il padre era rimasto in carcere per due anni, nove mese e sette giorni accusato, messo sotto accusa per un reato gravissimo. Il più terribile per un genitore. Ma si è sempre dichiarato innocente e ha sempre sostenuto di non essersi accorto delle gravidanze: cosa che era accaduta anche al datore di lavoro di Verusca. Quando Dino Trappetti, una volta assolto, ha potuto lasciare il carcere di Sollicciano il rapporto con la figlia nata dalla relazione con l’operaia pontederese era ormai compromesso. Ancora oggi i due non si frequentano. Forse quando diventerà maggiorenne la giovane sceglierà se cercare di nuovo il padre o se rimuovere tutto. (Nella foto Verusca Montorzi)

Fatta eccezione per la sua partecipazione a una sfilata di moda dopo un corso di formazione che aveva seguito in carcere, Verusca, aiutata dalla famiglia, ha alzato un muro intorno a sé. Molti non sanno. Altri hanno rimosso. L’operaia nel corso degli anni ha interrotto anche i rapporti con i due avvocati che l’avevano difesa ai processi. Tanto che era lei stessa, come altri detenuti, a inoltrare al giudice di sorveglianza le richieste per essere ammessa ai benefici previsti per ogni sei mesi di pena trascorsi in cella sulla detenzione rimanente.

Uscita dal carcere, ha subito cercato un contatto sia con l’ex convivente che con la prima figlia che l’uomo aveva avuto da un’altra relazione, Sara. A quest’ultima si è presentata con un nome di fantasia e poi le ha svelato la sua vera identità ottenendo però una risposta fredda. «Non so se ci sia stata una vera rieducazione – si sfoga Sara – e se Verusca abbia scontato la pena con se stessa. Ii toni usati con me e le modalità con cui mi ha contattato mi portano ad avere qualche dubbio. Come ho detto anche a lei, non porto rancore e credo che tutti meritino una seconda possibilità. Ma credo anche che lei debba stare lontano da noi».

LE TAPPE DELLA VICENDA

Un delitto atroce. Il 15 febbraio 2001 il cadavere di un neonato viene trovato tra i rifiuti nell'impianto Geofor a Gello di Pontedera, lungo il nastro trasportatore. È morto da ore, stritolato dalla macchina che compatta l'immondizia. Per Pontedera il lutto è immenso, il 21 febbraio al funerale del “bambino solo” partecipa tutta la città; gli viene imposto il nome postumo di Angelo Faustino (san Faustino è il patrono, e si festeggia proprio il 15 febbraio). La salma viene sepolta nel cimitero comunale dove da allora è curata con grande affetto da molte donne.

fuenraleIl secondo bambino. Un secondo corpicino, nato e ucciso pochi mesi dopo, non è mai stato ritrovato; ma, in qualche modo, la sua morte ha permesso una svolta nelle indagini.

L’indagine. A portare gli inquirenti sulla strada della madre killer è proprio il secondo episodio avvenuto, alla fine del dicembre 2001, all'ospedale di Terni. Qui una donna arriva con una emorragia post partum. Il bambino però non c'è; e dall'ospedale parte una denuncia per abbandono di minore nei confronti della donna. Anche questo neonato, il cadavere del quale non è mai stato trovato, potrebbe essere morto a Pontedera. Dell'uccisione dei due bambini venne accusata in un primo momento soltanto la madre, Verusca Montorzi, operaia, che oggi ha 42 anni. Viene arrestata nella sua casa di Pontedera, il mattino del 14 aprile 2003. Poi l'attenzione degli inquirenti si sposta sul compagno della donna, padre dei bambini, Dino Trappetti, geometra di Terni. Si è sempre proclamato innocente e all’oscuro di tutto; anche delle gravidanze.

I round giudiziari. Entrambi gli imputati vengono condannati in primo grado - in tribunale a Pisa - alla pena dell'ergastolo. L'uomo è poi assolto in secondo grado. Per la donna la pena è stata ridotta a sedici anni di reclusione.

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