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Una targa per Von Senger, il “nazista buono”

Una targa per Von Senger, il “nazista buono”

Santa Maria a Monte dedica la badia di San Pietro al generale tedesco che cospirò per uccidere Hitler

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SANTA MARIA A MONTE. È quasi un giallo il libro “I misteri dell’abbazia. Le verità sul tesoro di Montecassino”, di Benedetta Gentile, presentato nel pomeriggio di domenica alla Fortezza di Pozzo a Santa Maria a Monte, promosso in collaborazione con l’associazione “Storie locali” rappresentata da Alberto Fausto Vanni e Vittorio Colombai. Il protagonista è Frido Von Senger, una figura intrigante e piena di luci ed ombre, di stanza a Santa Maria a Monte durante la seconda guerra mondiale.

Von Senger è stato antinazista ma generale tedesco e fratello laico dell’Ordine dei Benedettini, che durante gli anni del secondo conflitto mondiale ha compiuto alcune azioni coraggiose, contrapponendosi alle direttive del regime cui apparteneva. Su di lui sono stati riesumati due episodi: la consegna al Vaticano del tesoro dell’abbazia di Montecassino, sottratto alla razzia di Goering, e il salvataggio dall’esecuzione capitale di duecento ufficiali italiani detenuti in Corsica.

In sua memoria è stata dedicata una targa sulla facciata della Badia di San Pietro, dove spesso si recava ad ascoltare la santa messa durante il suo soggiorno italiano. L’autrice del libro, Benedetta Gentile, ha raccontato la trama del lavoro sugli episodi occorsi prima dell’arrivo di Von Senger a Santa Maria a Monte: dopo l’8 settembre ’43 molte opere d’arte vennero trasportate all’Abbazia di Montecassino per essere salvate dalla furia tedesca. Il generale Senger organizzò uno sgombero, dopo il quale i tesori sparirono nel nulla. Una volta ritrovati nel quartier generale della divisione Goering, a Spoleto, furono riportati grazie a Senger alla loro collocazione originaria. Eppure l’intreccio non è così lineare e ha molti punti irrisolti. «Si parla di verità al plurale perché nessuno sa come siano andate veramente le cose», ha detto Gentile. Il giornalista Fausto Pettinelli ha raccontato la sua riscoperta casuale del mito di un uomo che soggiornò a Santa Maria a Monte dopo la fine della guerra, vivendo da cristiano praticante. Un altro giornalista, Mario Mannucci ha sottolineato il paradossale bipolarismo della figura di «nazista buono». Mentre Claudio Biscardini, studioso di storia militare, invece, ha ridimensionato la situazione: «Era un militare tedesco, con un forte senso dell’onore. Per questo controllava che non venissero compiute ingiustizie, sebbene non si sia mai opposto alle rappresaglie né fosse coinvolto nell’attentato del 22 luglio contro Hitler come si racconta». (e.b.)

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