Sicurezza
L’obbligo del Pos fa infuriare i commercianti
«Per l’affitto dovrei pagare 360 euro l’anno. Non se ne parla» La Confcommercio: favorita nuovamente la lobby delle banche
PONTEDERA. Senza troppi giri di parole la definiscono “l'ennesima fregatura”. Lo dicono trattenendo la rabbia da dietro il bancone. Macellai, fruttivendoli, titolari di piccoli negozi di generi alimentari. Tutti accomunati dalla normativa che da oggi entra ufficialmente in vigore: accanto alla cassa tutti dovranno avere il Pos, l'apparecchio per il pagamento con carta di credito e bancomat. Così se il cliente di turno avesse intenzione di pagare una piccola cifra utilizzando la moneta elettronica da oggi potrà farlo. Per la "felicità", si fa per dire, degli esercenti.
«Non ho nessuna intenzione di installare il Pos e non lo farò. Mi sono informata e ho scoperto che per ora non sono previste sanzioni per coloro che non seguiranno la normativa: vi sembra normale? A me viene da pensare che siamo di fronte all'ennesima trovata contorta del governo». Metro intorno al collo, una marea di capi d'abbigliamento intorno a lei. Maria Giovanna Nardi, proprietaria di Scaletta Creazioni, negozio di sartoria in pieno centro, spiega gli svantaggi dell'ultima imposizione che arriva da Roma. «Quando faccio un orlo ai pantaloni di un cliente gli faccio pagare 3 o 4 euro. Nessuno qui dentro spende di più. Però per l'affitto del Pos sarei costretta a pagare 360 euro l'anno. È assurdo». Come dar torto alla signora Nardi? Nella normativa infatti viene specificato che il pagamento con carta o bancomat dovrà essere garantito e consentito per le spese superiori a 30 euro. Ma chi di solito strappa scontrini che non arrivano nemmeno a un terzo di quella cifra non ci sta. Come Marco De Martino, titolare della gastronomia panetteria Mammamia, in via Montanara. In questo caso la simpatia meridionale prende il sopravvento e alla domanda "Ma lei lo sa che da domani dovrà avere il Pos?" De Martino risponde: «Certo. Se me lo regalano lo metto sul bancone in bella mostra senza problemi». Scherzi a parte, Marco diventa subito serio ed entra nel merito della questione. «Se state almeno cinque minuti qui dentro vedrete da soli la tipologia di persone che entrano per comprare i prodotti. Si tratta al 90% di pensionati che acquistano uno, massimo due articoli e spendono dai 3 ai 7 euro. Non solo nessuno arriva a 30 euro, ma spesso non si raggiungono neanche i 15 euro di spesa. Cosa me ne faccio del Pos? E poi dovrei anche pagarne l'affitto? Mi sembra una cosa fuori da ogni logica».
Ma c'è anche chi preoccupato per un eventuale sanzione in caso di disobbidienza si è recato dal commercialista per vederci più chiaro. «Mio marito c'è stato ieri – racconta la moglie di un commerciante di frutta e verdura a due passi da Corso Matteotti – e gli ha spiegato che ci vuole, ma servirà solo per gli importi che superano i 30 euro. A dir la verità non abbiamo capito molto bene come funzionerà. Sta di fatto che noi non lo utilizzeremo». Vorrebbe capirci qualcosa di più anche Michela Crespina del Caffè Duomo, che, nemmeno a farlo apposta, si fa trovare con il cellulare all'orecchio e confessa: «Sto chiamando il ragioniere ma non mi risponde. Non so che fare, ho letto qualcosa sui giornali ma vorrei informarmi più a fondo». Da chi incrocia le braccia e rifiuta il Pos, a chi invece non conosce nemmeno la norma. Il "Point of Sale" confonde le idee e fa infuriare trasversalmente tutti i proprietari di attività. Ecco il presidente di Confcommercio Valdera, Jimmy Scatassa: «Andiamo a favorire ancora una volta la lobby delle banche. Non solo facciamo girare i soldi sui lori conti con la moneta elettronica, ma dovremo anche pagarci l'apparecchio di tasca nostra». Contrario anche Luca Sardelli di Confesercenti: «Quanti obblighi in più vuole metterci ancora lo Stato? Non siamo più liberi di scegliere neanche nella nostra attività».
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