Sicurezza
“Il giardino dei ciliegi” con la regia di David Rosselli
Stasera, alle 21,30, nella suggestiva cornice del giardino del Museo Civico di Montopoli Valdarno, la compagnia teatrale “No, Grazie!” mette in scena “Il giardino dei ciliegi”, spettacolo liberamente...
Stasera, alle 21,30, nella suggestiva cornice del giardino del Museo Civico di Montopoli Valdarno, la compagnia teatrale “No, Grazie!” mette in scena “Il giardino dei ciliegi”, spettacolo liberamente tratto dal romanzo di Cechov.
Con la regia di David Rosselli, gli interpreti saranno Raffaella Micelli, Franco Giunti, Laura Ramerini, Riccardo Sgherri, Valentina Antonini, e Alessandro Varallo.
Una metafora di Hegel vede gli uomini come ingranaggi del grande meccanismo che è il mondo. Ingranaggi che, per la maggior parte, non sono moventi, ma mossi. Ingranaggi che non generano il divenire della società, piuttosto lo subiscono.
La metafora del filosofo esalta l'inconsapevolezza che la razza umana ha del proprio vivere e deride coloro che si illudono di essere motori del movimento.
Ma c'è di più.
Il realismo di Cechov risulta ostinato nel voler mostrare al pubblico la realtà che lo circonda, ed esatto nel replicare che le persone migliorano ma solo quando si vedono dentro e fuori, quando capiscono cosa stanno facendo della propria vita, come la sfruttano o sprecano, quanto la vivono davvero la vita, o come la uccidono.
Quanto la gente coltiva o trascura il proprio giardino è quel qualcosa "in più" che abbiamo voluto mostrare.
Lo spettacolo di Montopoli Valdarno mira infatti a far riflettere su quanto la metafora appena espressa, unita ad un sano "aprire gli occhi", non rappresenti oggigiorno una delusione ma un confronto, non una sconfitta ma una sfida, alla fin fine, con se stessi. L'allestimento scenico prevede che ogni ciliegio sia anche un personaggio, o più di uno, come unico - o doppio - risulta l'attore/attrice che lo interpreta. "Guardare la vita in faccia" diceva Virginia Woolf, ed eccoci qua, ad implorare il pubblico che, pur non visto, la osservi questa vita, prima che troppo tardi sia, a chiedergli che, insomma, si veda.
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