Il Tirreno

Pontedera

La burocrazia blocca ordini e assunzioni

di Andreas Quirici
La burocrazia blocca ordini e assunzioni

La conceria Superior ha pronto il nuovo capannone da 2,5 milioni ma mancano gli allacci di metano ed energia elettrica

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Dire che l'Italia è rallentata dalla burocrazia, spesso, è un concetto astratto. Servono storie reali per dare consistenza a un paradosso tipico del nostro Paese. A Santa Croce una di queste storie, purtroppo, esiste: è quella della conceria Superior, che ha un capannone pronto, con macchinari di ultima generazione già installati per un valore di due milioni e mezzo di euro, ma che non riesce a mettere in funzione per via dei tempi lunghi necessari alla realizzazione degli allacci del metano e dell'energia elettrica. Con il conseguente blocco di ordinativi già pattuiti e, soprattutto, l'assunzione di circa 20 nuovi addetti.

Tempi anacronistici. Il dito dell'azienda è puntato sulle società proprietarie delle infrastrutture di energia elettrica e gas metano e i gestori delle reti che non agevolerebbero l'arrivo delle cabine con i relativi contatori per completare i collegamenti. «Non stanno facendo niente di strano – spiega Carlo Trentin, responsabile del laboratorio e della logistica di Superior –. Nei contratti queste società riportano chiaramente che questo tipo di operazioni richiede novanta giorni. Quindi non siamo di fronte a persone che intralciano il nostro lavoro. È proprio l'organizzazione e i tempi previsti che sono anacronistici col mondo produttivo. Da un lato ci siamo trovati di fronte ad una pratica il cui iter è ripartito da capo per un errore di scrittura da parte di una delle due società che devono farci l'allaccio del metano. Dall'altro, invece, chi realizza le cabine non può far partire l'ordine se il gestore della rete non ne fa richiesta. E non c'è modo di accelerare i tempi».

Aumento del 30%. La conceria Superior, amministrata da Stefano Caponi, lavora con le griffe della moda internazionale. Tratta vitelli per pelletteria e in quel nuovo capannone da tremila metri quadrati, realizzato a 300 metri dalla casa madre, per un investimento complessivo di circa tre milioni, ha installato linee di spruzzi, forni a infrarossi e dispositivi per la stiratura della pelle. In pratica, un reparto di rifinizione in piena regola, per farsi in casa le lavorazioni che il mondo della moda richiede. I cui tempi mal si sposano con quelli di chi dovrebbe supportare al massimo l'andamento di realtà pronte a investire sul proprio territorio. Rifiutando l'idea di delocalizzare. Addirittura, nelle ultime stagioni, Superior ha speso due milioni di euro all'anno per migliorare i propri standard produttivi, giungendo a dare lavoro a oltre 100 persone. Nel 2013 ha fatturato 58 milioni di euro con un più 6,75% rispetto all'anno prima, mentre nel primo trimestre di quest'anno ha fatto registrare un +23,8%, puntando a chiudere il 2014 a 70 milioni di fatturato. «Da questa operazione contiamo di aumentare la nostra produzione del 30% – sottolinea Michele Burdi, responsabile della produzione –. Abbiamo commesse pronte a essere realizzate e assunzioni da fare che ancora non possono concretizzarsi, perché non conosciamo i tempi per poter partire col lavoro». Una volta che sarà operativo, in questo capannone lavoreranno circa 35 persone, di cui la metà è già stata assunta. Ma per i restanti, tutto dipende dagli allacci di metano ed energia elettrica.

Timori per l’occupazione. Le ultime notizie giunte in azienda parlano della prima quindicina di luglio come termine in cui saranno ultimati i lavori. Anche se non basterà portare le cabine in zona. Serviranno anche opere sul posto per collegare le reti al capannone. E i tempi potrebbero allungarsi ulteriormente. Una situazione che preoccupa anche i sindacati. «In tempi difficili come questi – spiega Loris Mainardi della Cgil – accettare vicende del genere è davvero difficile. Tutti si stanno adoperando per migliorare le condizioni lavorative delle persone e creare occupazione, ma chi dovrebbe essere da supporto non fa altro che mettere i bastoni fra le ruote. Siamo preoccupati come se ci trovassimo a fronteggiare una vertenza per mobilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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