La protesta
«Siamo al collasso» La mensa dei poveri ai massimi storici
In cinque mesi sono quasi raddoppiate le richieste d’aiuto Macchioni Gotti: «Ormai arrivano sia stranieri che italiani»
PONTEDERA. Siamo al collasso, a livelli di guardia che mai erano stati raggiunti. E, se da una parte la domanda aumenta, dall’altra le risorse sono sempre le stesse quando non subiscono una drastica sforbiciata.
A lanciare l’allarme è Pier Luigi Macchioni Gotti, responsabile della mensa per i poveri della Misericordia.
«La richiesta di aiuto - dice - è in crescita. In notevole crescita. Anzi, siamo al collasso».
I numeri. «La riprova - continua il responsabile della mensa - sono i numeri. In tutto il 2013 abbiamo distribuito 6.444 pasti. Bene, al 31 maggio di quest’anno siamo arrivati a quota 4.014». Il che restituisce un dato: siamo quasi al doppio di quanto i volontari riuscirono a garantire l’anno scorso.
«In questo periodo stiamo toccando delle medie senza precedenti - dice Macchioni Gotti - siamo quasi a trenta pasti al giorno. E distribuiamo solo a pranzo, dalle 10 alle 12, altrimenti non riusciremo più ad andare avanti». Ogni pasto costa all’associazione cinque euro. Quindi, siamo già ad oltre 20mila euro spesi nei primi cinque mesi del 2014.
I pasti caldi vengono confezionati all’istituto San Giuseppe. «Ce la mettiamo tutta per cercare di garantire qualcosa di dignitoso - dice il responsabile - almeno un primo, un secondo con contorno, l’acqua e la frutta». Quando va bene c’è anche un dolce. «Ma non basta - continua Macchioni Gotti - perché sempre più persone bussano alla nostra porta, perché i soldi sono sempre gli stessi, come il numero dei volontari (una decina, ndr)».
L’utenza. Se un tempo, almeno fino alla metà del 2013, si presentavano alla mensa soprattutto gli stranieri «oggi assistiamo ad un livellamento - continua il referente - e il numero degli italiani è al pari di quello delle persone che provengono dagli altri paesi. Per noi, il colore della pelle, la lingua o la religione, anche se siamo un’associazione cattolica non conta. Quando ci sono bocche da sfamare non possiamo far distinzioni. Certo, il fatto che anche gli italiani vengano a chiedere aiuto ci fa capire come la crisi economica abbia spazzato via certe barriere».
Le storie. Dietro un volto, una persona che non ha più niente in tasca, nemmeno una manciata di euro per riempirsi la pancia, c’è una storia. «Alcune ti spezzano il cuore - racconta Macchioni Gotti - e per raccontarle non basterebbe un libro. Ci sono persone sole come interi nuclei familiari che si rivolgono a noi. Da un po’ di tempo viene un uomo. Avrà circa 73 anni e vive in una stanza di tre metri per neanche due. In pratica in un buco. Prima di quella casa aveva una roulotte? Vi rendete conto di quanto può essere difficile condurre un’esistenza del genere? Anche per questo ci appelliamo a chi voglia entrare a far parte della nostra squadra di volontari. Serve buon cuore».
Pacchi alimentari. Oltre ai pasti caldi, l’associazione distribuisce anche i pacchi alimentari. «Ne consegnamo uno al mese a famiglia - racconta Macchioni Gotti - e anche in questo caso le richieste sono in crescita: in media si va dalle 50 alle 80 domande. Considerate che, di solito, un nucleo è composto da quattro individui. Nei pacchi c’è un po’ di tutto, dalla pasta al caffé. Dovrebbero durare 30 giorni, peccato che bastino solo per lo spazio di una settimana scarsa».
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