Il dolore
C’è chi dice no agli incentivi anti slot machine
S. Maria a Monte: esercenti freddi sulla proposta del Comune «Sono una piaga, ma ci aiutano a pagare i conti di gestione»
SANTA MARIA A MONTE. A parole siamo tutti d’accordo sul fatto che le slot machine sono una piaga per la società e che non arriverà mai troppo presto il giorno in cui saranno bandite. Intere famiglie ci si stanno dissanguando con fatti di cronaca nera che vanno al di là della comprensione umana. Per questo il Comune di Santa Maria a Monte ha fatto un’ordinanza per vietarne la riproduzione, non accettando più domande per nuove installazione nei pubblici esercizi, con la prospettiva di proporre anche incentivi a quegli esercenti che intendono toglierle dalle loro attività. Ma i diretti interessati non sembrano intenzionati a raccogliere l’invito di bandire le slot machine, dietro. «Penso che non le toglierò comunque, perché i clienti le vogliono», dicono dal bar Bellavista.
Dipende dagli incentivi. Uno dei problemi che sollevano i commercianti che hanno all’interno del loro locale le slot riguarda l’ammontare degli incentivi. È chiaro che i soldi che eventualmente verrebbero stanziati dovrebbero essere talmente appetibili da sostituire quel 30% che deriva dal gioco alle “macchinette” rispetto al giro d’affari complessivo. «Bisognerebbe capire quant’è questo incentivo – dice Giuliano Mariotti, titolare di un bar-tabacchi in via Valdinievole – Perché non si tratta solo dei soldi che incassiamo dalle slot, che non sono granché. Ma anche da tutto l’indotto che generano. Io sarei anche favorevole che venissero abolite, perché tutti sappiamo che giro di persone poco raccomandabili portano e perché ho subito furti e danneggiamenti delle macchinette per rubarmi gli incassi. Ma a quel punto dovrebbero toglierle tutti. Altrimenti la clientela si sposterebbe semplicemente in un altro bar dove può giocare liberamente».
La piaga per la società. Il ragionamento sull’abolizione delle slot machine è positivo per Adriano Maccanti, altro gestore di un bar a Santa Maria a Monte. «Ma occorrerà vedere su quanto si basa l’incentivo – aggiunge – perché tutti conosciamo i problemi che generano questi dispositivi. Sono una vera e propria piaga sociale. Ma poi ci si scontra con i costi di gestione di un bar che, onestamente, le slot aiutano a contenere».
Come la prostituzione. Dal bar Bellavista propongono un parallelo particolare. «È come per la prostituzione – dice la titolare – che è altamente richiesta dal mercato. Va regolamentata, ma esiste e genera guadagni. Ecco, le slot sono già inquadrate a norma di legge e non vedo perché le dovrei togliere dal mio locale, anche con un incentivo. A forza di togliere, qui non ci resta più niente».
C’è chi ha già detto no. «Me le hanno offerte più volte, ma ho sempre preferito non metterle per avere una clientela più selezionata e che mi portasse meno guai possibile». A parlare è la titolare del Noir Café di Santa Maria a Monte che non si è mai pentita della scelta. «Portano guai, sia a chi le usa, sia a chi le gestisce – riprende – Le persone si rovinano giocandoci, ma i commercianti subiscono furti e danneggiamenti nel tentativo di rubare gli incassi. Non ne voglio sapere niente di tutto questo». E c’è chi le ha tolte per evitare di continuare a vedere uomini e donne giocarsi tutti i soldi in queste macchinette infernali. «Le avevo, ma abbiamo deciso di eliminarle dal nostro locale – dice Sabrina Luongo dall’omonima tabaccheria – E devo dire che è stata la scelta giusta da fare».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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