Il dolore
Ammutinamento di massa nel Pd
Montopoli: In 22 su 31 via dal direttivo del partito, tra cui il vice sindaco Vanni e l’assessore Fiorentini
MONTOPOLI VALDARNO. Sono 22 su un totale di 31 i dimissionari del direttivo Pd di Montopoli. Un ammutinamento contro le scelte di giunta del nuovo sindaco Giovanni Capecchi, che diventa adesso ufficiale con una nota pubblicata sul sito internet del Pd montopolese a firma di tutti i dimissionari. Tra loro anche la vicesindaco Linda Vanni e l’assessore Samuele Fiorentini, oltre ai 5 membri del direttivo eletti nei banchi del consiglio comunale (in pratica 5 dei 9 esponenti della maggioranza): Fabio Bartoli, Chiara Cristiani, Marina Remorini, Jonathan Rimicci e il segretario Dario Bellofatto. E a settembre congresso straordinario.
«La giunta è inaccettabile». Nell’elenco troviamo poi Riccardo Cappellini, Romeo Ciacchini, Marco Doni, Letizia Fogli, Alfredo Gorini, Elena Gorini, Danilo Incerti, Lia Macchi, Sara Matteoli, Giorgio Parlanti, Romeo Pertici, Silvia Pieracci, Sandro Vanni, Stefano Zeni e l’ex sindaco Alessandra Vivaldi. «La scelta è motivata da una serie di fattori» scrivono i firmatari elencandone le ragioni, in linea con le motivazioni già esplicitate pochi giorni fa da Alessandra Vivaldi. «Riteniamo la scelta della giunta comunale da parte del sindaco Capecchi inaccettabile come metodo e sbagliata nel merito – dicono - Nonostante la legge gli attribuisca ogni diritto di nominare gli assessori, ci aspettavamo più condivisione e più comprensione delle aspettative degli iscritti locali. L’aver temporeggiato fino all’ultimo giorno utile, per poi dare comunicazione delle scelte fatte alla stampa, prima ancora che a quanti si sono spesi per la vittoria elettorale, è stato un gesto se non di disprezzo quanto meno di poco rispetto».
«Disattese le indicazioni del Pd». Entrando nel merito, invece, i dimissionari parlano di «una giunta che ha ampiamente disatteso tutte le indicazioni e i suggerimenti del partito (rappresentatività territoriale, giusto riconoscimento della fiducia raccolta dai candidati, almeno una presenza di continuità che lo potesse supportare nel tenere il filo del lavoro già svolto)». E poi la questione, ormai nota, della presunta incompatibilità di Cristina Scali: «La nomina di un assessore – si legge - che era stata volutamente tenuta fuori dalla lista dei candidati, con decisione unanime dell’assemblea, rappresenta per noi una forzatura inaccettabile. Un gesto di poca considerazione e di delegittimazione del partito. “Essere partito” significa far parte di una comunità di persone che si riconoscono in valori comuni e si mobilitano per portare avanti cose decise insieme nel rispetto di regole condivise».
Il bisogno di ricucire. Detto questo, però, i dimissionari tendono la mano per superare la situazione: «Avvertiamo forte – dicono - il bisogno di ricucire lo strappo con il sindaco per garantire una legislatura all’altezza delle aspettative. Da qui le nostre dimissioni, non per distruggere o andare via sbattendo la porta, ma per aprire un confronto aperto e trasparente che ci permetta di ricostruire quel rapporto di fiducia, rispetto e condivisione che ha sempre caratterizzato il Pd».
Verso il congresso straordinario. Le dimissioni, infatti, aprono automaticamente e in maniera inevitabile il percorso verso il congresso straordinario che si terrà con molta probabilità nel prossimo mese di settembre. Fino ad allora l’assemblea degli iscritti sarà l’unico organismo decisionale. Per traghettare il Pd all’appuntamento è stato scelto un triumvirato di “garanti” composto da Andrea Marino, Stefano Zeni e Danilo Incerti.
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