Attenzione
Cento donne al Frida Kahlo per denunciare violenze
Nell’anno in cui l’associazione ha aperto una sede i casi sono aumentati del 120% «Bisogna cambiare la cultura maschile, ma lo Stato sblocchi i finanziamenti»
SAN MINIATO. La prima volta in cui il principe azzurro si è trasformato in mostro è stato durante la prima gravidanza. Un dato di partenza ricorrente tra le situazioni affrontate dall’associazione Frida, che ha festeggiato un anno di vita un aumento del 120% in un anno dei casi di violenza sulle donne.
Storia di violenza. Una vicenda di una coppia italiana, moglie e marito, residente in zona. La classica storia in cui la violenza fisica si manifesta solo nel tempo, via via sempre più ricorrente e più brutale. E l’attesa di un figlio, paradossalmente, diventa spesso l’elemento scatenante, come in questo caso, interpretato come forma di reazione ad un corpo femminile che per la prima volta sfugge al controllo dell’uomo. Un primo episodio, seguito subito dal classico ritornello del «Perdonami non lo farò più», ripetuto ogni volta al termine dell’ennesima aggressione: schiaffi, spintoni, strattonamenti, che da quel momento iniziano di tanto in tanto a ripetersi. Scatti di ferocia e di violenza psicologica che la moglie ha continuato a sopportare per anni, convincendosi che ogni volta fosse l’ultima (“Sarà lo stress, sarà colpa del lavoro”), fino a quando non ha preso la decisione di interrompere la relazione. E da lì la violenza è divenuta una costante: sempre più frequente, sempre più brutale, e accompagnata dall’idea ossessiva del tradimento, dei sospetti, dei controlli continui e spesso morbosi. E tutto di fronte agli occhi dei figli. Violenza che è diventata stalking quando la donna è tornata a vivere dai genitori.
La rete contro l’isolamento. Ed è lì che ha deciso di rivolgersi all’associazione Frida, che ha valutato il caso come particolarmente preoccupante. L’attivazione della rete composta con i servizi sociali e le forze dell’ordine, e il venir meno dell’isolamento che spesso caratterizza la quotidianità di tante donne, ha permesso oggi alla protagonista d’iniziare a costruirsi una nuova vita. Questo è solo un esempio. Un caso simbolo tra tanti trattati da Frida. Casi che nel 2013, dopo l’apertura del centro antiviolenza Frida Kahlo, sono cresciuti di ben il 120% rispetto al biennio precedente. Nata nel 2008 a San Miniato con l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza di genere, l’associazione aveva aperto un primo sportello a Ponte a Egola, a cui se ne erano aggiunti altri 4 nel 2012 fra i Comuni del comprensorio. Infine, un anno fa, grazie al finanziamento del dipartimento delle Pari opportunità e al partenariato con la Società della Salute, è stato aperto il centro antiviolenza, a San Miniato Basso, capace di accogliere fino a 5 donne e 7 minori, sempre aperto, con linea telefonica attiva 24 ore su 24.
Donne convinte a farsi avanti. «Il notevole aumento dei casi è dovuto proprio all’apertura del centro – spiega la presidente Elisa Forfori – L’esistenza di un luogo fisico, ben visibile, ha convito molte più donne a farsi avanti. In un solo anno sono state più di 100 quelle che si sono rivolte a Frida per la prima volta, per un totale di 450 colloqui e 70 consulenze legali». È significativo rilevare come nell’83% dei casi l’autore della violenza sia il partner o l’ex partner, mentre il 79% delle vittime ha almeno un figlio, per un totale di oltre 300 bambini che sono stati testimoni di violenza verso la madre. Il 71% delle donne accolte da Frida, inoltre, è di origine italiana, mentre quasi il 40% si concentra nella fascia d’età fra i 30 e i 40 anni. «Oltre all’accoglienza e all’ascolto – sottolinea l’assessore alle pari opportunità di San Miniato Manola Guazzini - l’associazione svolge anche un’importante attività di sensibilizzazione, attraverso corsi di formazione e incontri nelle scuole. Perché è da lì che dobbiamo partire».
Cambiare la cultura maschile. Una necessità condivisa anche dagli assessori Antonio Bertoncini di Castelfranco e Carla Zucchi di Santa Croce, nella convinzione che occorra «intervenire prima di tutto per cambiare la cultura maschile». Per il presidente della Società della salute e sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini «è fondamentale che lo Stato continui a investire su questo settore sbloccando i necessari finanziamenti. Noi faremo la nostra parte, ma senza risorse dal Governo o dalla Regione sarà davvero difficile».
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