Il Tirreno

Pontedera

Nessun dolore con il bruco robot

di Rino Bucci
Nessun dolore con il bruco robot

Nell’ospedale di Volterra arriva la rivoluzionaria tecnologia per eseguire le colonscopie senza soffrire

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VOLTERRA. Si accorcia e si allunga proprio come un bruco. E, grazie alla sua natura elastica, riesce a muoversi lungo le pareti dell’intestino senza causare dolore al paziente. «Per me è il futuro dell’endoscopia, lo scriva pure. Questo è uno strumento rivoluzionario», dice il chirurgo Giacomo Gamberucci che lo sta utilizzando da diverso tempo.

Il bruco robotico non è nato sotto un albero ma nel laboratorio di una spin off del Sant’Anna, la Era Endoscopy di Peccioli. E, da qualche settimana, è arrivato nell’ospedale di Volterra.

Il dottor Gamberucci lo pilota all’interno del corpo dei suoi pazienti con un joystick. «La vera rivoluzione - dice - è che è totalmente indolore. Ad oggi, abbiamo eseguito circa una decina di esami».

Un altro vantaggio è restituito dal fatto che si risparmia sui costi visto che non servono sedazioni né anestesie. Spariscono anche i rischi di perforazione. Il bruco, infatti, viaggia in autonomia e non ha bisogno di spinte da parte del chirurgo. «L’unica controindicazione, se proprio volessimo trovare un difetto - spiega il medico - sono i costi. Si tratta di un’apparecchiatura all’avanguardia e quindi ha un certo valore». Il macchinario di Volterra, che ha solo un gemello a Pisa in tutta la Toscana, è stato acquistato grazie al contributo della Cassa di Risparmio della città etrusca.

«C’è anche un vantaggio che non ritengo secondario - continua Gamberucci - ed è il fatto che si tratta di uno strumento monouso. In pratica, si abbattono tutti i rischi di contaminazione che minacciano gli apparecchi tradizionali che vengono disinfettati e non sterilizzati». Infine, l’utilizzo del joystick annulla il rischio da parte degli specialisti di incappare in malattie professionali.

«Per il momento - conclude Gamberucci - il bruco robot viene utilizzato nelle colonscopie difficili. Quindi, su quei pazienti in cui la colonscopia tradizionale non riesce a visionare I'intero colon. Per il futuro - aggiunge - è facile immaginarne un uso applicativo per quelle condizioni in cui i pazienti debbono, purtroppo, sottoporsi a più controlli, come nelle malattie infiammatorie croniche intestinali».

Soddisfazione da parte del direttore generale dell’Asl 5, Rocco Damone che grazie al contributo della banca locale è riuscito a portare uno strumento all’avanguardia nell’ospedale più periferico dell’azienda sanitaria.

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