Sicurezza
L’assoluzione arriva vent’anni dopo le accuse
Prosciolti da responsabilità (danno erariale) tre medici dell’ospedale di S. Miniato La battaglia legale intrapresa da una donna che subì una invalidità al 65%
SAN MINIATO. La Corte dei conti ha assolto tre medici dall’accusa di danno erariale. La Procura contabile contestava ai professionisti Valerio Costamagna, Paolo Pantani e Stefano Braccini di aver causato una spesa da parte dello Stato pari un milione e 247mila euro ( 415mila euro ciascuno). La vicenda risale al 4 maggio 1994, quando i dottori erano in servizio all’ospedale di San Miniato. Nella struttura era stata presa in carico per accertamenti, su richiesta della sua ginecologa, una donna alla trentaquattresima settimana di gravidanza. Le condizioni della paziente si erano aggravate nel corso del ricovero a causa di importanti sbalzi di pressione. Al terzo giorno lo staff decise di procedere al taglio cesareo (durato circa un’ora) visto che si stava verificando «un distacco di placenta per cui occorreva intervenire con una interruzione della gravidanza, anche per salvare il neonato».
Nel corso dell’operazione si era verificata un’emorragia cerebrale che aveva causato alla donna un’invalidità permanente pari al 65 per cento. A seguito di questa vicenda la paziente aveva intrapreso una battaglia legale contro i medici e l’azienda sanitaria. Ne era scaturito un procedimento con cui il tribunale civile di Pisa condannava, in primo grado, i medici e l’Usl 11 ad un risarcimento milionario in favore della donna. «Ritenendo che durante le cure e l'assistenza al parto della paziente – si legge nella sentenza - si sarebbero verificate gravi e dannose conseguenze, derivanti da una inadeguata valutazione clinica delle condizioni della gravidanza, con conseguente responsabilità sia della struttura sanitaria che dei medici sopra indicati, solidalmente tenuti al risarcimento dei danni subiti dalla donna».
Dopo due ingiunzioni di pagamento, la signora riceveva (novembre 2011) dalla compagnia assicuratrice dell’Asl empolese (Ina Assitalia) un risarcimento pari a un milione e 340.422,98 euro. Sulla base di questo esborso la procura contabile citava, nel 2012, i medici in giudizio con l’accusa di danno erariale. Il tribunale ha assolto i tre professionisti dall’accusa all’inizio di quest’anno. Le motivazioni sono state rese pubbliche circa dieci giorni fa. Secondo i giudici: «i dottori non sono incorsi in una condotta connotata da colpa medica e, pertanto, alcun rimprovero può essere mosso nei loro confronti per non aver disposto durante il loro turno il taglio cesareo d’urgenza. Nonostante la paziente si trovasse in uno stato patologico grave, dall’esame della cartella clinica è possibile accertare che le sue condizioni dopo il ricovero si erano stabilizzate ( ciò aveva permesso di procedere alla terapia per favorire lo sviluppo del bambino prematuro ) e, quando si erano ulteriormente aggravate nel terzo giorno, il sanitario di turno aveva proceduto a praticare il taglio cesareo».
Rino Bucci
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