Il Tirreno

Pontedera

«Tre test antidroga in meno di un mese È persecuzione»

«Tre test antidroga in meno di un mese È persecuzione»

I Cobas: «Troppi esami per le sostanze stupefacenti per un carrellista di un magazzino della Valdera»

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PONTEDERA. Una lettera dei Cobas accusa una grossa azienda dels ettore della grande distribuzione che ha un magazzino nella zona di «abusare del suo potere» in fatto di test antidroga per i dipendenti. Il caso riportato in una lettera che i Comitati di base di Pisa hanno inviato all’azienda, è quello di un lavoratore che guida il carrello elevatore all’interno del magazzino , sottoposto all’esame in questione per ben tre volte in meno di un mese. «In tutte queste occasioni il test ha dato esito negativo», affermano i Cobas in una nota.

Date troppo ravvicinate. Va detto subito, e lo specifica anche la lettera inviata alla direzione regionale dell’azienda, al medico competente di cui l’impresa si avvale e al dipartimento provinciale del lavoro dell’Asl, che per legge «l’azienda è tenuta a fare effettuare dal medico competente periodici test antidroga atti ad accertare l'idoneità alle mansioni specifica». Ma la richiesta fatta al lavoratore di sottoporsi a questi test in maniera così ravvicinata «fa intravedere un atteggiamento vessatorio nei confronti del dipendente, non giustificato in nessun modo dalle necessità imposte dalla sorveglianza sanitaria sul dipendente». I giorni in cui il carrellista è stato sottoposto ai test antidroga sono stati il 21 maggio, il 3 giugno e il 12 giugno.

«Atteggiamento persecutorio». Il giudizio dei Cobas di Pisa rispetto all’operato dell’azienda è piuttosto pesante. «Se è vero che tra gli obblighi a carico del lavoratore rientra sicuramente quello di sottoporsi a controlli periodici per valutare l'idoneità alla mansione – spiegano i sindacalisti – crediamo che controlli così ravvicinati, tra l'altro eseguiti dopo vari esiti negativi succedutisi nel tempo, si configurino come un atteggiamento persecutorio che non trova alcuna motivazione nelle necessità dettate dal protocollo di sorveglianza sanitaria stabilito dal medico competente». I Cobas, nella loro lettera riferiscono anche che il medico competente non abbia dato spiegazioni né «sul significato di sorveglianza sanitaria», né «giustificazione in merito al ravvicinarsi, rispetto alla cadenza annuale, della sorveglianza sanitaria, mediante test antidroga».

Nessuna risposta. L’azienda, interpellata per mail, non ha fornito spiegazioni la nostro giornale rispetto alla vicenda sollevata dai Cobas. Di contro, l’Asl 5 di Pisa ha fatto sapere che, in questi casi, è l’azienda che conduce le operazioni dei test antidroga sui dipendenti e che l’Asl, eventualmente, interviene in un secondo momento e solo su richiesta specifica della stessa azienda.

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