Il Tirreno

Pontedera

«Con i lavori sul fiume Cecina hanno devastato anni di studi»

di Rino Bucci

Paolo Billi, geologo all’università di Ferrara, contesta l’intervento in località Sant’Agostino Secondo uno studio del 2005 commissionato dalla Provincia non esistevano «questioni urgenti»

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C. «I lavori sul Cecina - nel tratto in località Sant'Agostino - hanno stravolto la morfologia originaria del fiume e quei 60.881 euro spesi dall'Unione montana Alta val di Cecina avrebbero potuto finanziare progetti interessanti, magari avviare un percorso dedicato al turismo ecologico. Invece, ci troviamo con l'alveo degradato».

A parlare è Paolo Billi, professore di dinamica fluviale, all'università di Ferrara (corso di laurea in geologia).

L'intervento, a circa due chilometri dal ponte di Monterufoli, è stato necessario per scavare un nuovo canale di flusso che ha riportato il fiume nella posizione che aveva circa venticinque anni fa. Questo perché, con il tempo, il Cecina ha deviato dal tracciato originario e prodotto due anse che stanno erodendo la pianura circostante.

«Il principio base che illustro ai miei studenti - dice - è che se un fiume ha una certa forma, è perché questa gli è imposta dai parametri idrologici e geologici che lo controllano. Non è quindi un caso se un fiume ha un certo tracciato».

«Da circa venti anni studio questo fiume - spiega Billi - perché è forse l'unico in Toscana a non aver quasi subìto l'intervento dell'uomo. I lavori di manutenzione a Sant'Agostino sono stati definiti di urgenza straordinaria ma la situazione di erosione di sponda che si è voluta eliminare esiste da almeno una quindicina di anni e, sebbene il fiume si sia progressivamente spostato lateralmente, negli ultimi 2-3 anni vi erano segni evidentissimi che il Cecina aveva esaurito questa fase di espansione dell'ansa e si stava riportando spontaneamente sul tracciato originario».

L'appalto, per il docente, avrebbe potuto essere evitato. «Era desumibile da evidenze morfologiche osservabili - dice Billi - da chiunque anche dalle immagini di Google earth. La devastazione eseguita nelle settimane scorse butta a monte anni di studi e rilievi, ma soprattutto ottiene un risultato che si poteva raggiungere con una spesa molto minore o addirittura con un piccolo indennizzo a favore dei proprietari dei terreni adiacenti che hanno perso una ristretta striscia di terreno coltivabile».

Nel 2005, la Provincia di Pisa ha a Paolo Billi uno studio sulla necessità di interventi straordinari sul Cecina e in cui sostanzialmente non venivano individuate zone a rischio.

«Forse l'Unione montana non lo ha consultato - continua il professore universitario - sarebbe l'ora che i Comuni della val di Cecina si rendessero conto del grande valore naturalistico, ambientale e turistico che il fiume comporta e si decidessero a valorizzarlo nei modi opportuni per un turismo di qualità ed ecosostenibile».

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