Il Tirreno

Pontedera

Per pagare le tasse chiederà un prestito

di Rino Bucci

Tornato dalla Spagna dopo otto anni, Simone Guazzini si è trovato alle prese con la pressione fiscale del nostro paese

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CAPANNOLI. La doccia gelata è arrivata per via telematica sotto forma di mail. Una comunicazione da parte del commercialista che lo ragguagliava sul carico di tasse che avrebbe dovuto pagare. In quel momento, Simone Guazzini, 45 anni di Capannoli, ha capito quanto forte possa essere la stretta della pressione fiscale in Italia. Una morsa che arriva a stritolare imprese e piccoli imprenditori e che genera un vorticoso turnover tra aperture e chiusure di partite Iva.

Il viaggio. «Per circa otto anni ho lavorato a Barcellona come modellista di abbigliamento a Barcellona», ci racconta. In pratica, dava forma agli abiti che gli stilisti sognano e poi disegnano su grandi fogli di carta. Un lavoro duro e creativo che richiede anni di studio e tanta applicazione. «In Spagna ero assunto da una società del settore - continua Guazzini - e nonostante anche lì la crisi mordesse alle caviglie non me la passavo tanto male». Ma il richiamo della terra d'origine è forte e quando arriva l'occasione buona per tornare a casa, Guazzini non se la lascia sfuggire».

Il ritorno. «L'anno scorso mi è arrivata un'offerta interessante da una grande azienda toscana - racconta - e a febbraio sono rientrato. Il mese successivo ho iniziato a lavorare e, per forza di cose, mi è toccato aprire una partita Iva».

Le commesse non mancano e Guazzini lavora bene. «Alla fine dell'anno - continua - riesco a mettere da parte una bella somma e a raggiungere 46.998 euro di fatturato. Dentro di me penso che non mi sia andata così male vista la situazione del nostro paese». Tutto bene, fino a quella mail.

La sorpresa. «Lunedì scorso - continua il modellista - mi arriva un messaggio da parte del commercialista. Avessi saputo il contenuto avrei evitato di leggerlo». Dentro c'è il conto, salato, che Guazzini dovrà pagare allo Stato in due tranche (entro il 16 giugno la prima ed entro novembre la seconda). In tutto si arriva a 30.548,54 euro tondi tondi (23.315,14 euro a giugno e 7.233,54 euro a novembre). «Perché nel primo anno - ci dice - dobbiamo pagare anche gli acconti per il secondo».

«Scorporando gli acconti del 2014 e le ritenute di acconto pagate sulle fatture nel 2013 - dice - il totale che devo allo Stato su 46.998 euro è di 26.407 euro. Alla fine mi rimangono 20mila euro netti, in un anno, con i quali devo pur vivere in qualche modo».

Alla fine, all'Agenzia delle entrate arriverà il 56 per cento di quanto il professionista è riuscito a guadagnare in capo ad un anno.

«Per far fronte a questo salasso - confida Guazzini - dovrò chiedere un prestito perché al ritorno dalla Spagna mai avrei pensato di dover pagare queste cifre. Una tassazione del genere è fuori dal mondo e comunque, lo dico per esperienza, non esiste all’estero. Per favore non ci chiediamo perché le imprese chiudano e i professionisti cadano nello sconforto. Vorrei continuare con il mio lavoro qui in Italia ».

Alla fine di questa storia, resta ancora lo spazio per un piccolo paradosso. «Visti i prezzi avevo deciso di non comprare un'auto e di noleggiarla per poi scaricare l'Iva - chiude l'imprenditore - ma se fino all'anno scorso era detraibile per intero oggi ci consentono solo di scalare il 20 per cento. Anche questo “regalino“ ha influito sul conto da pagare».

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