Il Tirreno

Pontedera

È sotto processo ma continua a perseguitarla

di Andreas Quirici
È sotto processo ma continua a perseguitarla

Appello-denuncia di una 48enne di Montopoli Valdarno perché cessino le violenze e le intimidazioni da parte dell’ex marito

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MONTOPOLI VALDARNO. Gli occhi grandi, molto espressivi, sono fissi davanti a sé. Ogni tanto sembrano perdersi nel vuoto, mentre Lucia Ulivieri racconta quello che ha passato negli ultimi anni da parte dell’ex marito. La sua voce, in quei momenti, s’interrompe.È seduta sul bordo della sedia. In tensione stringe una mano nell’altra come a cercare la forza di mettere le parole insieme. Di andare avanti nel racconto. Ma la quarantottenne non piange. Prosegue dritta per la sua strada e chiede alla giustizia che ponga fine al suo terrore. «Altrimenti ho paura di non poterlo più raccontare a nessuno», dice nel più profondo smarrimento davanti a un processo penale nei confronti di quello che è stato il suo compagno fin dai tempi della scuola, ma che dura da un anno e mezzo senza che le violenze e gli atti intimidatori nei suoi confronti abbiano una fine.

Il coraggio di Lucia. Difficile subire botte, violenze, atti di stalking senza che nessuno faccia smettere l’autore di questi. Ma è ancora più problematico decidere di rendere pubblica la vita d’inferno che va avanti dal 2011. Lucia ha i polsi fermi quando si presenta in redazione con la documentazione dell’inferno vissuto dopo che ha scoperto una relazione extraconiugale del marito. Ha con sé le copie delle otto denunce-querele presentate ai carabinieri in questi anni. Ma soprattutto ha il coraggio di mettere la faccia in questa vicenda. «Ho deciso di fare questo passo dopo aver letto della morte di quella donna di Castelnuovo Valdicecina, domenica scorsa – dice – Troppe volte casi di questo genere vengono sottovalutati dalle forze dell’ordine e dai tribunali. Spesso i fatti di violenza sulle mogli vengono catalogati come litigi in famiglia. Ma se poi si mettono insieme le cose si scopre che la realtà è un’altra. Solo che, in alcuni casi, non si è più in tempo per riannodare i fili e trovare soluzioni. E ci si trova davanti a tragedie senza rimedio. Ecco, io credo di essere ancora in tempo. Ma ho una gran paura che la mia situazione possa degenerare oltre ai già fatti molto gravi che si sono verificati. Rendo pubblica la mia storia sperando che il processo contro mio marito finisca e che vengano presi provvedimenti nei suoi confronti. Ne va della mia vita».

Tra botte e intimidazioni. La coppia si è separata ufficialmente nel maggio del 2012. Lucia Ulivieri e suo marito si erano conosciuti da giovanissimi nella zona del cuoio. Crescendo sono rimasti insieme finché, il 4 ottobre del 1986, si sono sposati costruendo la loro vita in una casa di campagna a Montopoli Valdarno. I due hanno messo su anche un’azienda attiva nel settore conciario. Poi lei scopre il tadimento di lui e tutto si rompe. «Dopo vari tentativi di negare l’evidenza da parte di mio marito ho detto basta – racconta – Ho chiesto la separazione e a quel punto tutto è precipitato. Lui se n’è andato di casa, ma continuava a tornare. Voleva che accettassi il suo andare e venire senza battere ciglio. Ma io non ho abbassato la testa e questo ha creato in lui un’escalation di ira». La donna racconta di aver perso, in quel periodo, almeno 18 chili. «Mi vergognavo anche di andare da mia madre che abita nella stessa palazzina a mangiare un piatto di pasta», ricorda quasi sorridendo. E quando l’uomo ha capito che Lucia non avrebbe ceduto sono cominciati i problemi seri.

Guinzaglio stretto al collo. La prima denuncia-querela che Lucia Ulivieri presenta ai carabinieri è del dicembre 2011. La donna racconta di aver visto il marito aggirarsi nel giardino di casa per alcuni minuti. Poi ha suonato al campanello: «Io ho aperto e l’ho visto con il guinzaglio del nostro cane tra le mani. Me lo ha stretto attorno al collo e mi ha detto: “Vuoi fare il gioco duro? E giochiamo...”». Nella denuncia la quarantottenne ha raccontato di essere stata anche colpita al torace alla spalla e a un braccio. E nel documento redatto dai carabinieri, si cita anche il fatto che l’uomo aveva chiamato il medico di famiglia prima di andare a casa della moglie. Un fatto messo in pratica con «premeditazione quasi scientifica», scrivono i militari dell’Arma. E infatti, poco dopo, il dottore arriva puntuale.

Marito diffidato. Nel febbraio 2012, come da ulteriore denuncia-querela presentata ai carabinieri, l’uomo è stato diffidato dai militari dell’Arma «dal protrarre le azioni poste in essere sino a quel momento». Nella circostanza, erano stati chiamati perché stava spaccando l’auto della moglie, accusata di avergli rubato le chiavi di casa. In un’altra occasione lo hanno anche portato in caserma dopo un’altra aggressione. E un’altra volta ancora le ha chiuso la mano tra la serratura e il battente del cancello di casa, colpendola con calci al ventre all’addome. «Purtroppo, malgrado tutti questi episodi –spiega Lucia guardando nel vuoto – lui continua a tornare e a minacciarmi. Ho paura, sono indifesa. Sono costretta a cambiare spesso i codici del cancello d’ingresso e le serrature. Chiedo che qualcuno faccia smettere questo inferno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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