Il dolore
«IL CONSUMO DI SUOLO È UNA ROVINA»
Ci hanno sempre raccontato che l'edilizia è il volano dell'economia: due giovani mettono su casa, si apre il cantiere, lavorano muratori, idraulici, elettricisti, e poi si acquistano mobili ed...
Ci hanno sempre raccontato che l'edilizia è il volano dell'economia: due giovani mettono su casa, si apre il cantiere, lavorano muratori, idraulici, elettricisti, e poi si acquistano mobili ed elettrodomestici. Si distribuisce reddito e benessere, e si mettono al sicuro i risparmi convertendoli in solidi mattoni. Questa è la favola che, tutti felici, ci hanno propinato per decenni. Intanto qualcuno ha costruito fortune, si sono alimentate le casse dei Comuni con gli oneri di urbanizzazione, e con essi si è alimentata la corruzione di partiti e burocrati e si è devastato il territorio.
La favoletta si è infranta contro una dura realtà. I giovani non hanno più né soldi né lavoro. I cantieri si sono fermati, i capannoni sono vuoti, il valore degli immobili è crollato. In Italia ci sono troppi immobili e pochi macchinari, ci dicono oggi gli economisti, l'edilizia in questi anni ha sottratto investimenti produttivi. Prima della crisi, il nostro Paese destinava alla realizzazione di nuovi investimenti oltre un quinto della ricchezza prodotta ogni anno. Nel 2013, siamo scesi al 17%, con un -4%, più di 60 miliardi di ricchezza in meno per agli investimenti. Non è, però, corretto attribuire alla crisi tutte le colpe. Il capitale investito nell'economia rappresentato dai macchinari e dai mezzi di trasporto utilizzati dalle imprese per produrre, ma anche dai capannoni, dagli uffici e dalle abitazioni, ha un valore stimato in circa 10.400 miliardi di euro. Negli anni ne è cambiata la composizione: si è ridotto il peso dei macchinari, mentre è cresciuto quello delle costruzioni, che sono arrivate a rappresentare quasi l'80% del totale.
Secondo l'Ispra ogni giorno in Italia scompaiono 70 ettari di suolo sotto il cemento e l'asfalto. Una catastrofe ecologica ed economica. Le politiche delle nostre amministrazioni locali non si discostano da questo quadro nazionale. Esemplare è il caso di Pontedera, in cui l'espansione cementificatoria ha raggiunto livelli record, in soli dieci anni dal 1995 al 2005 il territorio urbanizzato è cresciuto del 27,18%, percentuale che raggiunge il 60% con le espansioni programmate con il primo R.U. 2005/2011. Il secondo regolamento urbanistico prevede un'espansione per scopi residenziali, commerciali e produttivi, su circa 635 ettari di territorio agricolo, il tutto in un drammatico contesto di case sfitte (si calcola il 20%) fondi e capannoni vuoti o invenduti. Si va a costruire in aree impensabili come sul rio Paduletto, che da sempre è una cassa naturale di espansione dell'Era alla porte della città. Si porta a termine la grande operazione Green Park, con la costruzione di 800 appartamenti sui terreni acquistati dai conciari anni fa. I dati sul consumo di suolo in provincia di Pisa tra il 1995 e il 2005 testimoniano di un progressivo disallineamento tra il consumo di suolo a fini edificatori e la crescita della popolazione residente. Lo sviluppo economico non può prescindere dal territorio e dalla sua centralità; né dal riconoscimento della sua importante funzione sociale e collettiva. Il territorio non è solo il suolo e la società che vi vive, ma il vero e proprio patrimonio (fisico, sociale, culturale) di cui dispone una comunità; il valore aggiunto collettivo che, se valorizzato e difeso piuttosto che consumato e distrutto, rappresenta la risorsa fondamentale per lo sviluppo e la qualità della vita delle comunità..
Legambiente Valdera
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