Italia
Il riuso come filosofia della nuova moda
Studenti a lezione dagli stilisti del futuro nell’ambito di un convegno alla Fondazione Piaggio
PONTEDERA. Grande affluenza, partecipazione e attenzione da parte dei ragazzi partecipanti al convegno dedicato all’artigianalità ed ecosostenibilità della moda “La moda che visse due volte. Il bello e sostenibile dell’artigianalità italiana”. L’evento è stato tematicamente collegato al progetto, partito nel gennaio 2014 e avviato dal Comune di Pontedera attraverso Liliana Canovai, assessore alla cultura, che ha coinvolto gli studenti del liceo XXV Aprile di Pontedera, guidati dalla docente Anna Ferretti, con una serie di laboratori finalizzati a realizzare il prossimo maggio una mostra con i lavori dei ragazzi.
Più che un convegno è stato un dialogo diretto, un dialogo fra professionisti del “made in Italy”, istituzioni e giovani stilisti che hanno adottato la filosofia del recupero come cifra stilistica delle loro creazioni. Agli studenti delle scuole superiori Stefano Dominella, direttore scientifico di Modartech, ha presentato l’attuale scenario del mercato, numeri e caratteristiche, evidenziando l’orientamento e i percorsi formativi che garantiscono sbocchi professionali concreti. Ha proiettato un estratto di una sfilata Gattinoni Couture del 2008, interamente realizzata con materiali di scarto. Un mirabile esempio di alta moda, impeccabile e sontuosa, in cui le mani sapienti e l’estro di Guillermo Mariotto, lo stilista della maison, hanno plasmato materiali poveri e insoliti. Una collezione che aveva colto con un discreto anticipo gli sviluppi che ci sarebbero stati nel panorama della moda. Le tendenze contemporanee della moda e gli sviluppi nel mercato sono infatti sempre più concentrati sull’ecosostenibilità, sul riciclo creativo dei materiali e naturalmente sull’impatto delle produzioni sull’ambiente, parole entrate a far parte del vocabolario del mondo fashion e che si traducono nell’utilizzo di abiti e di accessori simbolo di una filosofia sempre più green.
La tendenza del riciclo porta a sviluppare idee creative con l’obiettivo di risparmiare materie prime ed energia. Se poi questo approccio etico si sposa con abilità artigianale, attitudine sartoriale e creatività si raggiunge l’eccellenza, e se l’artigianalità viene valorizzata con tecnologie innovative, arte e mestiere danno vita a un “made in Italy” unico al mondo. La moda green è in una nuova fase, che non guarda solo al riutilizzo di vecchi scarti, ma che è diventata industria ad alta tecnologia a tutti gli effetti. Fra le richieste di brevetto che riguardano tecnologie sostenibili nel settore tessile-abbigliamento, su 1.170 domande depositate presso l’apposito Ufficio Europeo il 6,5% sono italiane, secondi solo alla Germania (19,7%) e davanti alla Francia (4,8%).
Nel corso dell’evento hanno offerto interessanti testimonianze due stiliste che sono partite dall’idea del riciclo creativo per approdare alla produzione di collezioni vere e proprie, vendute in tutto il mondo.
Come Giulia Boccafogli, architetto e stilista, animata da passione, ricerca e dedizione. Sono queste le parole che meglio descrivono l'atteggiamento di Giulia verso le sue creazioni: ornamenti contemporanei realizzati a mano con pregiati pellami di recupero. Pezzi unici che sembrano provenire da un immaginario sommerso fatto di inchiostro, profonde luci offuscate e vellutati fluidi di palude. Uno stile a metà tra la moderna decadenza, caratterizzato da onde, drappeggi e linee morbide e il tribale, con sottili, soffusi richiami fetish.
Oppure come Moltosilvia, il marchio creato dalla stilista Silvia Pizzoli. Un nome nato quasi per scherzo, una sorta di sinonimo per indicare un certo tipo di stile e di mood che idealmente appartiene al mondo di Silvia, che ha iniziato il suo percorso dalle piccole cose, senza clamori, ma con impegno e serietà. Il suo punto di partenza sono i foulard dai colori e dalle fantasie esplosive, merletti d’antan, scampoli di tessuti preziosi, tagliati e riassemblati, che in base all'ispirazione del momento, si trasformano in accessori o abiti. Silvia crea capi unici e irripetibili, nati dall’ idea del recupero, con una nota nostalgica, la cifra stilistica che caratterizza le sue piccole opere d'arte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
