Il Tirreno

Pontedera

Codice rosa, già 24 i casi di violenza emersi in tre mesi

di Sabrina Chiellini
Codice rosa, già 24 i casi di violenza emersi in tre mesi

Anche un bimbo di nemmeno 2 anni nella rete di sostegno attivata da Asl e forze dell’ordine. Ieri l’ultima denuncia

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PONTEDERA. Sono 23 i casi seguiti a Pontedera e nei centri vicini, a partire da gennaio, attraverso il protocollo previsto dal “Codice rosa”, un percorso speciale per chi subisce violenza, senza distinzione di genere o età e che a causa della loro condizione di debolezza possono diventare vittime di comportamenti violenti. Donne ma anche bambini, anziani, immigrati, omosessuali. L’ultimo episodio, che fa salire a 24 il già lungo elenco, è di ieri. Una donna vittima di maltrattamenti in famiglia, costretta a rivolgersi all’ospedale dopo essere stata aggredita.

Di quanto sia importante diffondere una cultura contro la violenza, a cominciare da quella di genere, si è parlato durante un incontro organizzato da Inner Wheel Club di Pontedera con l’Associazione nazionale della Polizia di Stato, sezione di Pontedera.

Titolo della conferenza “Noi per le donne”. Un’occasione per riflettere sulla violenza sulle donne, soffermandosi non solo sugli aspetti sociali e legali, ma anche su tutti quelli che possono essere gli strumenti di tutela e di prevenzione a disposizione delle donne in loro difesa.

Tra le persone che, dopo avere subìto aggressioni e violenze, si sono rivolte al pronto soccorso e successivamente alle forze di polizia la maggior parte riguarda donne (i numeri sono stati forniti dal commissariato di Pontedera). Persone adulte che hanno un’età compresa tra i 20 e i 69 anni. È entrato nel percorso speciale, al quale è stato dato il nome prendendo spunto dal fiore della rosa, anche un bambino che ha meno di due anni.

Nel caso di Pontedera e della Valdera la maggior parte delle vittime arriva al pronto soccorso del Lotti. Da qui i medici attivano il progetto - non è facile per chi subisce un sopruso denunciare - che assicura loro un’accoglienza e un ascolto adeguati al dramma che stanno vivendo.

Un fenomeno (e c’è ancora molto sommerso) in continuo aumento, di cui è necessario parlare anche per aiutare le vittime ad uscire dall’isolamento. Di questi aspetti, pur con ruoli diversi, hanno parlato l'avvocato Maria Anna Abbondanza (a Pontedera è attivo il centro antiviolenza “Eunice”, dal nome di una nigeriana uccisa lungo la strada), e la psicologa Giorgia Fazzino, responsabile del consultorio di Pontedera, che si è soffermata sui problemi e le conseguenze delle violenze su donne e minori.

Tra i relatori, l'ispettore capo della polizia di Stato Maria Giulia Rao, responsabile del progetto “Codice rosa” della questura di Lucca (tra le prime a varare questo modello di intervento), il dirigente del commissariato di Pontedera Luigi Fezza e l’ispettore Gioia Lombardo, che ha fatto il punto sul lavoro svolto a Pontedera nell’ambito del progetto “Codice rosa”, prima in forma sperimentale e da dicembre con un protocollo d’intesa che mette insieme Asl, Azienda ospedaliera, medici, Procura della Repubblica di Pisa, polizia e carabinieri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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