Il Tirreno

Pontedera

«Nostro figlio morì per le botte»

di Sabrina Chiellini

La famiglia di Leonardo Susini, 32 anni, vittima di un pestaggio a Firenze, chiede nuove indagini

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SAN MINIATO. Un litigio per strada terminato in tragedia, con la morte di un giovane di San Miniato, Leonardo Susini, 32 anni.

A distanza di meno di un anno la Procura di Firenze è intenzionata a chiudere le indagini con un’archiviazione pur essendo stato identificato il presunto autore dell’aggressione costata la vita al sanminiatese. Si tratta di uno straniero, di circa 50 anni, già noto alle forze di polizia. Un uomo alto e robusto, conosciuto proprio per episodi di eccessi alcolici e violente aggressioni.

La famiglia della vittima, assistita dagli avvocati Patrizio Fioravanti del Foro di Prato e Alberto Povia di Firenze, chiede che si faccia chiarezza sulle responsabilità nella morte di Leonardo. Così i legali hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero incaricato delle indagini. Ritengono, infatti, che la dinamica dell’aggressione sia chiara e che la morte sia una diretta conseguenza dei calci ricevuti da Susini durante la lite avvenuta il 20 aprile 2013 in piazza Sant’Ambrogio a Firenze. Hanno anche indicato una testimone che avrebbe visto l’uomo mentre colpiva al torace Leonardo con un calcio che gli sarebbe stato poi fatale.

A denunciare lo straniero era stato lo stesso Leonardo circa un mese prima della sua morte. La sera del 20 aprile, così aveva raccontato il giovane agli agenti del commissariato di Empoli che avevano ricevuto la sua querela dopo il primo ricovero all’ospedale, mentre era con gli amici a Firenze l’aggressore si era avvicinato più volte al gruppo. Era ubriaco e aveva preso a spinte i giovani incontrati per strada che lo avevano convinto ad allontanarsi. Poi era entrato in un bar da cui era uscito con una bottiglia in mano e pronto a molestare due ragazze del gruppo. Un tira e molla, con l’immigrato invitato più volte a calmarsi e terminato, quando ormai erano passate le dieci di sera, a calci e pugni. L’aggressore aveva sorpreso Susini alle spalle. «Quell’uomo si è scagliato contro di me, mi ha preso a pugni fino a farmi cadere per terra», aveva raccontato il trentenne nei giorni successivi al pestaggio, quando era stato costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale. All’inizio infatti il giovane aveva rifiutato di farsi trasportare all’ospedale anche se gli amici avevano richiesto l’intervento di un’ambulanza.

La notte era tornato a casa dai genitori ma da quella sera le sue condizioni di salute sono peggiorate. Trascorsa più di una settimana durante la quale Susini era rimasto a letto lamentando dolori e problemi respiratori, all’inizio di maggio era stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Empoli e ricoverato fino al 17 maggio. I medici gli avevano riscontrato, tra l’altro, una contusione polmonare e la frattura della clavicola e di alcune costole. Ogni cura da questo momento era stata inutile e anche dopo le dimissioni dall’ospedale le condizioni del trentenne erano peggiorate sempre di più. Fino ad un nuovo ricovero, il 27 maggio. L’ultimo. A Empoli infatti Susini è morto il 18 giugno 2013.

Solo dopo alcuni giorni , a funerale avvenuto, la famiglia aveva presentato un esposto chiedendo di indagare sull’aggressore e su eventuali responsabilità da parte dei medici a cui era stata affidata la cura del giovane. La salma era stata riesumata per gli accertamenti medico-legali disposti dal pubblico ministero. Per quest’ultimo il giovane non ha superato i traumi dovuti alle percosse a causa di pregressi problemi di salute.

Secondo la famiglia quei calci al torace sono invece la prima causa della tragedia e per questo i genitori chiedono di continuare l’inchiesta e di indagare l’uomo che ha aggredito Leonardo davanti agli amici.

L’udienza davanti al Gip che dovrà decidere sulla richiesta di nuove indagini dovrebbe svolgersi a breve.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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