Sicurezza
Uil, c’è la nuova casa per dare una voce ai diritti di chi lavora
In via Sacco e Vanzetti la sede del sindacato Casati al taglio del nastro: l’abbiamo sognata da 20 anni
PONTEDERA. «Quando abbiamo dovuto decidere che nome dare alla società che volevamo costituire, ho detto che avremmo potuto chiamarla “Quelli del panino”, perché è proprio mangiando panini che abbiamo risparmiato i soldi per poterci permettere l’acquisto di una sede tutta nostra». Marcello Casati, segretario provinciale della Uilm, il sindacato dei metalmeccanici, scherza. Ma l’idea di partenza è stata proprio questa: vent’anni di risparmi, e una crescita esponenziale degli iscritti, sul territorio della provincia di Pisa, hanno permesso, ieri, il taglio del nastro della nuova sede della Uil-Valdera. Sono circa ottomila i tesserati della provincia di Pisa. «Ma il sindacato – dice il segretario provinciale Renzo Rossi – è la casa di tutti, non solo degli iscritti. Chi viene qui trova persone che cercano di risolvere i problemi che uno rappresenta».
È un giorno di festa in via Sacco e Vanzetti. Lo sottolineano, ad uno ad uno, gli ospiti intervenuti per la cerimonia: c’è il prefetto di Pisa Francesco Tagliente, il sindaco di Pontedera Simone Millozzi, c’è addirittura il segretario nazionale della Uil, Luigi Angeletti, rappresentanti di altri sindacati presenti in città, e poi tanti lavoratori. «È grazie a loro – dice Rossi – se oggi possiamo avere una sede tutta nostra. Forse è un po’ anomalo, in questo periodo di crisi. Ma siamo partiti da lontano, a mettere in piedi, coi sacrifici, un mattoncino dopo l’altro.
«Quello che ci succede con questa cerimonia – dice Casati – è d’auspicio per il nostro Paese: non è affatto difficile ripartire. È accaduto subito dopo la guerra, può succedere ancora. Basta la volontà e l’impegno: 20 anni fa ci siamo detti, perché non fare una sede nuova? Eccola».
Poi indirizza un messaggio al Prefetto. «Questo Paese deve cambiare atteggiamento – dice Casati – dalle piccole cose: ci sono centinaia di lavoratori che hanno ricevuto la loro indennità integrativa, di 850 euro al mese, con sette mesi di ritardo. E con una beffa: l’hanno riscossa nel 2014; risultando incapienti nell’anno di competenza con l’effetto di non poter detrarre le spese e nel 2014 si troveranno a non poter godere degli sgravi che avrebbero avuto».
Ha un appunto anche per il sindaco Simone Millozzi. «Questa città – dice – ha una vocazione industriale senza paragoni. Meriterebbe un assessore alle attività produttive che non si occupasse solo della Notte bianca del commercio, ma che facesse la spola con Roma, per preparare il terreno a una politica occupazionale».
Francesco Tagliente, prefetto di Pisa, ha sottolineato il valore del sindacato e il rapporto che le istituzioni hanno avuto con i sindacati in questi mesi. «Una collaborazione – ha spiegato Tagliente – che ci ha permesso anche di affrontare situazioni importanti: come non ricordare la Lorbac, e quello che siamo riusciti a fare, mettendo insieme le nostre risorse, e diventando un blocco monolitico, per assicurare un futuro a quei dipendenti. O alle strategie che, insieme, abbiamo deciso di adottare per lottare contro la criminalità e dare alle aziende la percezione della legalità». Sul tema del lavoro anche l’intervento di Simone Millozzi. «Questa città ha vissuto momenti anche più difficili di oggi – ha detto – e per questo sappiamo quant’è importante interloquire con i sindacati. Negli anni 90 grazie a questa sinergia abbiamo scongiurato il trasferimento della Piaggio a Nusco. E pensare che c’è chi teorizza che il sindacato sia superato: invece dobbiamo tenere la barra diritta sul tema del lavoro; tenere viva la voce dei laboratori, di chi diritti non ne ha. Questo è il ruolo del sindacato. Ma anche il governo dovrà fare la sua parte: ad esempio perseguire una vera politica industriale di lavoro, senza scaricare colpe e responsabilità sugli enti territoriali, quelli più vicini alla gente». La ricetta del sindaco, però, passa anche attraverso altri ingredienti: «Servono – conclude Millozzi – imprenditori che investano e che siano in grado di capire l’importanza dei territori che hanno diversificato la loro economia, negli anni».
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