Gioco
Liceo Falchi, le suore riaprono la trattativa lettera alla Provincia
MONTOPOLI VALDARNO. Il segnale di apertura da parte del Divino Amore arriva a giochi fatti, quando il futuro del liceo Falchi è praticamente deciso da un pezzo. Segnale contenuto, nero su bianco, in...
MONTOPOLI VALDARNO. Il segnale di apertura da parte del Divino Amore arriva a giochi fatti, quando il futuro del liceo Falchi è praticamente deciso da un pezzo. Segnale contenuto, nero su bianco, in una lettera inviata dalla sede romana dell’Istituto alla Provincia. Un messaggio nel quale, in sostanza, il Divino Amore si direbbe pronto a riaprire la trattativa con l’ente per il futuro dei locali nel centro di Montopoli, proponendo la possibilità di un affitto.
La vicenda nasce con l’esaurirsi di un comodato gratuito già scaduto da un paio d’anni e prorogato fino a luglio 2014. Per il suo rinnovo, ha raccontato il presidente della Provincia Andrea Pieroni, l’istituto avrebbe preteso che l’ente si facesse carico esclusivo di ogni responsabilità per la messa in sicurezza dei locali, da tempo considerati non più a norma per un edificio scolastico. In caso contrario, la Provincia veniva intimata, con tanto di penale, a liberare l’immobile entro il prossimo 20 luglio. E qui, in sostanza, si sarebbe aperta e chiusa sul nascere ogni trattativa, con la Provincia che ha rifiutato le condizioni cominciando a cercare una nuova collocazione dove trasferire la scuola.
Le pressioni e gli appelli dei cittadini montopolesi, alla fine, hanno spinto il Divino Amore a fare un passo, ormai tardivo. Contattando le suore di Montopoli, la madre suor Rosa spiega che la questione è stata gestita direttamente dalla sede romana, attraverso un legale incaricato dal Divino Amore, ma precisa anche che l’istituto di Montopoli non ha alcun interesse a rientrare in possesso dei locali. «Non abbiamo bisogno di quegli spazi – dice –. Siamo arrivati a questa situazione non perché li abbiamo richiesti, ma solo perché è scaduto il comodato». Da qui la necessità di rimettersi a un tavolo. «A quel punto – prosegue – spettava alla Provincia valutare se andare avanti o meno con questa scuola, dopo anni di continuo tira e molla per la carenza di iscritti. Alle fine è mancata dall’una e dall’altra parte la volontà di sedersi a un tavolo per valutare la situazione. In quel caso, magari, si sarebbe potuti arrivare a un affitto mentre l’istituto si impegnava per la messa a norma».
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