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La Procura riapre le indagini sulla morte di Cesare

La Procura riapre le indagini sulla morte di Cesare

Il ragazzo di 14 anni era rimasto coinvolto in un incidente stradale d’agosto in poche settimane era stata disposta l’archiviazione. Dubbi sulla dinamica

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PONSACCO. La Procura di Livorno ha riaperto le indagini per fare chiarezza sulle eventuali responsabilità nell’incidente stradale costato la vita a Cesare Meini, 14 anni, di Ponsacco.

La tragedia in via dei Macchiaioli, vicino all’incrocio con via Sernesi, a Castiglioncello, il 4 agosto: un tratto di strada considerato a rischio e che dopo l’incidente mortale è stato oggetto di lavori di messa in sicurezza. Con un provvedimento che aveva colto di sorpresa e amareggiato i genitori di Cesare, la Procura, già lo scorso settembre, si era espressa per l’archiviazione del caso, non avendo ravvisato alcuna responsabilità da parte della conducente della macchina che ha urtato il motorino dello studente di Ponsacco.

Una ricostruzione che la famiglia , assistita dall’avvocato Bice Del Giudice, non ha esitato a considerare frettolosa e con molte lacune. Alcune dichiarazioni della conducente e dell’uomo che era con lei sull’auto coinvolta nel tragico scontro sarebbero in contrasto con l’esito di una perizia effettuata da un consulente nominato dalla famiglia Meini. Perizia che è servita a chiedere di riaprire le indagini. E che conferma quello che i genitori di Cesare hanno sempre pensato anche se, purtroppo, non sono stati trovati testimoni. E la polizia municipale si è fermata alle dichiarazioni della conducente, senza effettuare altre verifiche.

Il ragazzo, questa l’ipotesi della famiglia, non percorreva via Sernesi ma via dei Macchiaioli. Un particolare che cambia tutto e apre scenari diversi rispetto alle responsabilità nel dramma.

«Siamo abbastanza soddisfatti della decisione del sostituto procuratore Luca Masini di chiedere la riapertura delle indagini poi disposta dal Gip, dottor Pirato. Noi vogliamo solo arrivare alla verità, non chiediamo altro. Confidiamo nel lavoro della Procura. Certamente all’inizio non abbiamo compreso la ragione di tanta fretta nel voler chiudere le indagini».

La battaglia che la famiglia Meini sta portando avanti sarà d’esempio anche per altri genitori che vivono lo stesso incubo.

«Spesso di fronte a tragedie come quella che è costata la vita a nostro figlio – spiegano Claudio Meini e la moglie – le famiglie si arrendono non riuscendo a trovare la verità su incidenti che spesso fanno giovani vittime e restano smarrite nella giungla di ricostruzioni e indagini che a volte non sono adeguate. Non ci siamo voluti fermare di fronte a una verità che, a nostro avviso, era parziale. Lo dobbiamo anche alla memoria di nostro figlio.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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