Sicurezza
Dopo 20 anni si inaugura il teatro
Parte degli incassi della stagione andrà alle cause sociali del paese
FAUGLIA. Un palco di fine Ottocento che da 20 anni aveva cessato di vivere. Insieme ai ricordi di istrioni di fine secolo come Ermete Zacconi passati da quella scena faugliese che domani alle 17 torna ad accendersi dopo decenni di oblio e lavori che sembravano interminabili.
Per il borgo è festa grande: il paese torna in possesso di quei 280 posti a sedere dalle multifunzioni: teatro, cinema, sala convegni. In casa del grande artista postmacchiaiolo Giorgio Kienerk si ri-apre il sipario. «Il recupero di questo teatro era uno degli obiettivi primari di questa amministrazione: un grande impegno temporale ed economico che ci restituisce questa struttura destinata a un utilizzo polivalente», spiega il sindaco Carlo Carli.
Il primo cittadino chiede il sostegno di tutta la comunità «per elaborare proposte culturali finalizzate alla crescita della nostra società», continua.
Domani una mostra di costumi teatrali accoglierà appassionati e curiosi, insieme ad un corner allestito con le sculture dell’artista faugliese Renzo Lulli autore della maxi pigna allestita sul frontone del teatro. Già trapelano le prime indiscrezioni su come sarà gestita la struttura: non ci sarà un direttore artistico e la proprietà resterà comunale.
«Il responsabile sarà l’assessore preposto, il Comune comunque farà un bando per avere come collaboratori alcune compagnie teatrali: abbiamo scelto di non avere un direttore artistico per non aumentare le spese», prosegue la vice sindaco Fulvia Petrini.
Nei prossimi mesi il teatro sarà utilizzato per alcuni spettacoli e per il saggio di fine anno delle scuole. La scena comincia a prendere vita in attesa della stagione teatrale vera e propria di settembre. E qui la novità: sarà un palco che guarda al sociale. «Gli incassi, tolte le spese vive e le somme dovute alle compagnie, sarà devoluto alle varie cause sociali e non del Comune, un modo per contribuire ad aiutare persone che in questo momento hanno bisogno», chiude Petrini.
Francesca Suggi
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