La manifestazione
Area industriale inutilizzata, scelte tutte da rivedere
Legambiente attacca sul regolamento urbanistico e chiede alla giunta un approfondimento sulla variante
CASCINA. Anche Legambiente chiede che la variante al regolamento urbanistico venga approfondita e avanza dubbi sull’incarico affidato e svolto in tempi veloci al geologo.
«L’enorme consumo di suolo è una delle principali cause del dissesto idrogeologico: frane in collina, alluvioni in pianura. È con queste premesse che noi ambientalisti leggiamo i numeri e le previsioni della variante di monitoraggio che il comune di Cascina si appresta ad adottare».
La variante consentirà di urbanizzare circa 70 ettari di territorio libero da costruzioni, sommando aree industriali, edilizia abitativa e servizi: 70 ettari di suolo che verrà edificato e in gran parte impermeabilizzato.
« Oltre la metà è costituito dalla zona industriale di Titignano-Ospedaletto, su cui ci siamo già espressi qualche anno fa, all’indomani dell’insediamento della nuova amministrazione: un’area enorme di cui i troppi cartelli “Vendesi” e “Affittasi” sui capannoni delle aree industriali di Cascina e Pisa ci dicono l’inutilità e l’eccessivo dimensionamento», continuano i circoli di Pisa e Pontedera di Legambiente.
«La minore previsione di consumo di suolo della variante rispetto all’attuale Piano strutturale di Cascina, è importante ma è un numero sulla carta perché non è obbligatorio per l’amministrazione confermare nessuna delle previsioni scadute del Piano: il consumo va calcolato sul suolo che si prevede di trasformare e non sullo “sconto” rispetto alle vecchie previsioni decadute».
L’altro elemento da approfondire «è costituito dalla relazione geologica propedeutica alla variante, che ha già causato alcuni malumori nelle forze politiche locali. La relazione presenta valutazioni diverse da quelle che avevano accompagnato, nel 2010, l’aggiornamento del piano comunale di protezione civile: alcune zone che nel 2010 erano definite come esondabili, sulla base di casi concreti (richieste di risarcimento, perizie ecc.), non lo sono più per la relazione attuale, che però individua altre zone esondabili che non erano state individuate nel 2010».
I due studi, evidentemente, hanno utilizzato metodologie diverse, e potrebbero avere ragione entrambi.
«La prudenza, e l’applicazione del principio giuridico di precauzione, richiedono a nostro parere maggiori approfondimenti e integrazioni del quadro conoscitivo. L’ultimo elemento riguarda le modifiche alla legislazione regionale sull’urbanistica, prossime ad essere approvate dalla Regione, come ha autorevolmente ricordato pochi giorni fa il governatore Enrico Rossi, con decisive innovazioni proprio sugli aspetti di consumo di suolo e rischio idrogeologico. Tutti questi motivi inducono secondo noi alla necessità di maggiori approfondimenti, che potrebbero portare a cogliere l’occasione per attendere le modifiche legislative, in modo da essere uno dei primi comuni toscani ad applicarle, nel segno di quella rinnovata attenzione alla tutela del territorio che era uno dei principali obiettivi programmatici dell’amministrazione che governa Cascina». Tutto questo a pochi giorni dal voto in consiglio, previsto per il 27 marzo, della variante con una serie di incognite sulla tenuta della maggioranza.
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