La manifestazione
Ex maggioranza e sindaco accusati di danno erariale
Arriva alla Corte dei Conti la storia dell’errore urbanistico sanato da un commissario. «Non è stata colpa nostra»
CASCINA. È fissata per il 2 aprile l’udienza davanti alla Corte dei Conti per la vicenda che vede a giudizio per danno erariale i consiglieri del gruppo Pd della scorsa legislatura (tutti tranne Francesca Carezzi), l’ex sindaco Moreno Franceschini e un consigliere socialista.
La storia parte dal contenzioso di un cittadino con il Comune sempre per una questione che ha a che fare con l’urbanistica, vero tormentone delle amministrazioni che si succedono alla guida di Cascina.
Il vecchio consiglio comunale non riuscì a dare esecuzione ad una sentenza del Tar se non con l’intervento di un commissario ad acta. C’era da correggere un errore materiale commesso dall’ufficio urbanistica del Comune e la maggioranza non trovava la strada per farlo. Inspiegabilmente la pratica era rimasta per anni in un cassetto.
Il danno economico - circa 15mila euro (il direttore generale inizialmente ne aveva chiesti quasi il doppio) - è quello prodotto dalla nomina di un commissario ad acta, chiamato a sanare nel 2009 l’inerzia del consiglio comunale.
L'atto che avrebbe portato alla riparazione dell’errore, già riconosciuto nel 2006, venne ritirato. E per questo sindaco e consiglieri sono nei guai. Ad alcuni anni di distanza la Corte dei Conti chiede di restituire la somma a chi ha votato, ovvero agli eletti in consiglio che hanno seguito la linea e le indicazioni del sindaco Moreno Franceschini. La Procura della Corte dei Conti ha rivolto le indagini nei confronti degli amministratori, tralasciando - questo appare dalla richieste notificate - eventuali responsabilità da parte di segretario e vicesegretario. Durante l’inchiesta il vicesegretario di allora, Mauro Parducci, ha dichiarato che «il consiglio comunale aveva piena consapevolezza e conoscenza del fatto che la mancata approvazione della deliberazione avrebbe provocato l’intervento del commissario ad acta con conseguenti maggiori oneri a carico del bilancio del Comune». Ma i consiglieri sostengono l’esatto contrario, tanto che nell’udienza del 2 aprile produrranno una memoria difensiva in cui spiegano che non avevano una chiara conoscenza della normativa, altrimenti, nonostante la polemica politica su quell’atto, sarebbe stata trovata una soluzione.
Nel consiglio finito al centro delle indagini il direttore generale non era presente e proprio lui venne nominato commissario ad acta. Alla fine ex sindaco e consiglieri - anche se c’era chi voleva pagare e chiudere la vicenda - hanno deciso di difendersi spiegando di essersi pienamente resi conto che il commissario ad acta avrebbe comportato costi aggiuntivi.
Questa storia un effetto lo ha già avuto: i consiglieri lasciano una piccola quota del gettone di presenza per pagare un’assicurazione che li tuteli da eventuali errori di percorso.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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