Gioco
L’impresa è riuscita già sul mercato la birra al tartufo
La novità gastronomica italiana è stata ideata e realizzata dall’azienda “Savini” di Forcoli. Boom di richieste
PALAIA. È stata presentata pubblicamente da pochi giorni (nell’ambito di “Taste” a Firenze), ma sta già riscuotendo un enorme successo tra i gastronauti di tutta Italia, e non solo. È una novità che sta deliziando i palati, anche di coloro che davanti a questa ipotesi di abbinamento si ponevano in maniera più scettica e dubbiosa.
La birra al tartufo lanciata sul mercato da “Savini Tartufi” di Forcoli sta spopolando. La commercializzazione è partita solamente da una settimana, ma le richieste sono già tantissime. «Per portarla al punto che noi volevamo – ci racconta Carlo Savini, fratello di Cristiano – abbiamo fatto all’incirca un mese di prove, appoggiandoci ad un birrificio artigianale di Montelupo. Poi, abbiamo avuto il via libera definitivo da un pool di degustatori di diversi paesi stranieri».
È una birra non pastorizzata, fermentata in bottiglia, con scadenza 12 mesi. È bionda, anche se leggermente più scura. Gli ingredienti sono: acqua, malto d’orzo, luppolo, lievito e aromi. Il tartufo viene immesso disidratato durante la fase di fermentazione.
«Si tratta ovviamente – spiega Cristiano Savini – di un prodotto non da pizza. È abbastanza scarica di bolle, più elegante rispetto alle birre normali. È piuttosto un prodotto da cena, da meditazione. E sulla base di quanto ci hanno già riportato alcuni cuochi importanti è anche validissimo come ingrediente da utilizzare in cucina».
La produzione su cui si attesteranno i forcolesi Savini sarà limitata: verranno immesse sul mercato cinquemila bottiglie da 33 centilitri e 2.400 bottiglie da 75 centilitri. Il canale distributivo non sarà quello tradizionale, bensì ci sarà un’accurata selezione. Nelle città più importanti la birra al tartufo sarà comunque presente in un ristorante di qualità e in un’enoteca specializzata. A Firenze, ad esempio, si potrà trovare alla bottega di vini e alimentari “Da Ino” e al ristorante “L’Ora d’Aria” di Marco Stabile. I prezzi dovrebbero essere tra i 15 e i 16 euro per la bottiglia più grande, da 75 cl, e tra i 7,50 e gli 8 euro per quella più piccola, da 33 cl.
Ed il nome? La “truffle beer”, come si legge sull’etichetta destinata anche ad un pubblico internazionale, si chiama “Grinta”. Dietro a questa denominazione ci sono due perché. «Il primo – dice Cristiano Savini – è che i nostri nomi sono sempre nati da semplici intuizioni. Anche questo progetto ha alle spalle una grande dose di euforia e tenacia e quindi ci è sembrato giusto chiamarlo “Grinta”. Il secondo perché – continua – è legato alla storia della nostra famiglia e dei nostri affetti. “Grinta” infatti era il nome che portava la madre di “Giotto”, il nostro cane super esperto nella caccia ai tartufi».
Decisamente stravagante la scelta dell’etichetta in cui campeggia una donna matura molto formosa (sul modello felliniano di “Amarcord”), con un generosissimo décolleté, che nella mano sinistra stringe un boccale di birra e in quella sinistra un maxi tartufo al quale lancia un vigoroso bacio a tutte labbra.
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