Finanza
Asl 11 e Arpat dentro l’ex Gozzini
Dopo anni di attesa stamani è in programma il sopralluogo per valutare lo stato della distesa di eternit
SANTA CROCE SULL’ARNO. I tecnici di Arpat e Asl 11 torneranno questa mattina, dopo anni, all’interno dell’immenso complesso delle ex officine Gozzini di Santa Croce. È fissato per oggi il sopralluogo richiesto dall’amministrazione comunale per vagliare, ancora una volta, lo stato di conservazione dell’incredibile distesa di eternit che ricopre buona parte dell’ex complesso industriale, e che da anni si presenta in condizioni tutt’altro che sicure per l’ambiente e soprattutto per la salute delle tante famiglie che ci vivono attorno. Fissato inizialmente per il 5 marzo, il sopralluogo era stato rinviato ad oggi per la mancata disponibilità da parte dei liquidatori della Primavera ’90, la cooperativa proprietaria dell’intero complesso in liquidazione coatta dal 2010. Fino al tardo pomeriggio di ieri, tuttavia, il controllo sembrava destinato a saltare ancora, in attesa che i liquidatori ottenessero il nulla osta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Autorità di vigilanza sulle liquidazioni coatte. Alla fine, invece, la visita tra le vecchie officine si farà, nonostante i rapporti ormai non più amichevoli tra l’amministrazione e il collegio dei liquidatori, con tanto di battaglia legale che è già approdata di fronte al Consiglio di Stato. All’origine della disputa c’è l’ordinanza emessa dal sindaco Osvaldo Ciaponi nell’ottobre scorso, che imponeva ai liquidatori la rimozione delle parti di eternit più deteriorate. Ordinanza annullata dal Tar di Firenze, che a gennaio aveva accolto il ricorso dei liquidatori spiegando che «i curatori fallimentari non possono essere destinatari di ordinanze sindacali dirette alla bonifica di siti inquinati». L’amministrazione, tuttavia, convinta di poter ribaltare la sentenza, ha presentato l’ulteriore ricorso al Consiglio di Stato. «L’obiettivo del sopralluogo, intanto – spiega il sindaco Osvaldo Ciaponi – sarà quello di verificare il grado di rischio amianto ed effettuare così una mappatura dei punti più deteriorati. La disponibilità dei liquidatori ci conforta, perché l’urgenza di intervenire va al di là di ogni possibile giustificazione di carattere burocratico o amministrativo».
In base agli esiti del sopralluogo, l’amministrazione potrebbe decidere di emettere una nuova e più dettagliata ordinanza. Il tutto, ovviamente, al netto di una situazione che appare comunque bloccata, con un proprietario ormai fallito e un’amministrazione che da sempre ha ribadito l’impraticabilità di intervenire d’ufficio. Era questa, infatti, la richiesta avanzata dal Movimento Cinque Stelle di Santa Croce, che per primo aveva sollevato una questione entrata di diritto fra i temi caldi della campagna elettorale. Un intervento, quello messo in campo dalla giunta Ciaponi, che i Cinque Stelle hanno più volte bollato come insufficiente e soprattutto tardivo, ricordando che proprio «Arpat e Usl, già dal 2008/2009, sono a conoscenza del superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione del suolo e del sottosuolo in alcune porzioni dell’area». Da qui l’accusa di non aver preso sul serio, fino ad ora, i rischi per l’ambiente e per la salute dei cittadini.
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