Il Tirreno

Pontedera

Tancredi chiede la testa di Valiani

di Giacomo Pelfer
Tancredi chiede la testa di Valiani

Lo sfidante di Deidda alle primarie chiede al Pd di espellere dal partito i responsabili dei presunti brogli. «O loro o noi»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Da una parte o dall’altra, in pratica, si andrà verso una frattura. «Scegliete: o noi o loro». È questa, in sostanza, la richiesta che il Comitato Patrik Tancredi ha rivolto martedì sera all’assemblea Pd di Santa Croce. Dove il “loro” è riferito ai responsabili dei presunti brogli delle primarie, con un riferimento implicito ma molto chiaro all’assessore Alessandro Valiani. Una decina i rappresentanti, oltre allo stesso Tancredi, che si sono presentati poco prima delle 22 nella sede Pd, spiegando di non voler prendere parte ai lavori dell’assemblea ma di voler solo leggere un breve comunicato. Una nota nella quale si chiede al partito di espellere i responsabili entro la giornata di domani. In caso contrario, i membri del Comitato Tancredi riconsegneranno le rispettive tessere Pd.

Un vero e proprio ultimatum, posto come condizione di ogni possibile ricucitura, ma che lascia anche aperta l’ipotesi di percorrere strade politiche alternative, come del resto si vocifera da tempo a Santa Croce in caso di sconfitta di Tancredi. Contattato telefonicamente, Tancredi conferma la posizione espressa all’assemblea, rinviando però alla giornata di oggi, nel corso di una conferenza stampa, tutte le spiegazioni e i dettagli sulla posizione del Comitato. Una cosa, però, Tancredi tiene a precisare: «Da parte mia – dice – la correttezza verso il partito non è mai venuta meno. Nella giornata di domenica, la prima segnalazione è stata fatta alle 11 al segretario comunale, e solo alle 14 ai carabinieri. La denuncia, inoltre, è stata presentata anche al collegio di garanzia del Pd di Pisa. Adesso abbiamo chiesto che venga espulso chi non si è comportato in modo corretto».

In pratica si mette alla prova il partito chiedendo la testa di Valiani. Condizione posta alla base della riappacificazione, dopo che erano circolate voci di un direttiva, in arrivo da Pisa, per ricucire lo strappo offrendo a Tancredi un ruolo di giunta. Voci che la segreteria provinciale smentisce, insieme a quella comunale, accusando piuttosto Tancredi di voler cercare solo «un pretesto» per fare scelte diverse in vista delle elezioni.

«Non è nostro costume, né prassi – si legge nella nota Pd – imporre diktat, tanto più su questioni che la legge riserva alla completa disponibilità del sindaco. Il percorso che il Partito Democratico farà, d’intesa con la coalizione e con il candidato sindaco, sia per la definizione del programma che per la costruzione della lista, verrà stabilito a Santa Croce e non altrove». Nella nota si ricordano anche i numeri della vittoria di Deidda (quasi il 65% dei voti), precisando che: «Ove si ritenga che ve ne siano i presupposti, sono naturalmente legittimi ricorsi al collegio di garanzia provinciale che li valuterà sulla base dello statuto e del suo codice etico. Non possiamo tuttavia non rilevare che il risultato è di una misura tale da essere inequivocabile. Occorre quindi che ci sia, com’è avvenuto negli altri comuni, un pieno riconoscimento del risultato da parte dei contendenti. Cosa che a Santa Croce ancora, a distanza di giorni, non si è verificata. Non vorremo, quindi – si legge – che tutto questo alzare cortine fumogene sulla correttezza e sulla regolarità del voto, fosse solo un pretesto per preordinarsi scelte diverse in vista delle elezioni. E questo naturalmente non può essere accettato. Le primarie si fanno per selezionare le nostre candidature. Una volta finite chi ha perso si mette a disposizione del partito. Così funzionano le primarie, o almeno dovrebbero».

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