Il Tirreno

Pontedera

A Lineapelle pensando già a Milano

di Manolo Morandini
A Lineapelle pensando già a Milano

Segnali positivi per le concerie a fronte di ordini che nella prima parte dell’anno sono arrivati col contagocce

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INVIATO A BOLOGNA. C’è aria di trasloco nei corridoi di Lineapelle. Nonostante la consegna del silenzio la testa degli operatori è già rivolta alla nuova location. A Milano, dove la principale manifestazione di settore esordirà nella seconda settimana di settembre, per le collezioni autunno-inverno 2016. Il tutto in una logica di anticipo del calendario per andare incontro ai tempi delle griffe. Un cambiamento non da poco per una fiera che tra domanda e offerta rappresenta un universo di 50mila aziende e un giro d’affari di 115 miliardi di dollari, pari al 40% del fatturato mondiale dell’area pelle. Ma che arriva sulla scorta di Anteprima Lineapelle, la presentazione di progetti stilistici che da alcuni anni si tiene nel capoluogo lombardo, effettuata da circa 150 produttori italiani ed europei, anticipati a griffe e clienti di fascia alta, per mettere a punto i campionari, che saranno presentati nella successiva Lineapelle.

La questione dei tempi con cui si presentano i campionari è strategica. Iacopo Gronchi della Conceria Samantha ce l’ha ben presente. «Qui a Bologna insieme al campionario primavera-estate 2015 porto anche i primi lampi di colore di quello che sarà il campionario dell’autunno-inverno 2016». Per chi serve i produttori di cinture, invece, anticipare troppo il calendario rischia di rivelarsi una difficoltà in più. «La cintura è sempre l’ultimo accessorio che viene messo a punto, dopo l’abbigliamento e le calzature dalle case di moda – spiega Massimo Boldrini della conceria La Perla Azzurra –. Perciò, ci troviamo sempre a rincorrere il tempo per presentare il campionario». Non ci gira intorno Adolfo Matteucci di Legnotan: «Chiudere la fiera di Bologna per aprire a Milano è un’incognita in più». Mentre Sauro Gabrielli di Vesta Corporation non ha dubbi: «Con Bologna arriviamo con un ritardo di circa due mesi rispetto a Parigi, perciò quello che portiamo qui per la nostra azienda è una collezione già vecchia».

Al di là del calendario alla tre giorni di Lineapelle, che si chiude oggi, gli operatori registrano un clima positivo. «C’è un buon movimento, anche di stranieri», dice il presidente di Cuoiodepur Michele Matteoli. Anche il presidente di Assoconciatori Franco Donati dispensa ottimismo. «Ci sono molti clienti stranieri e in testa a tutti i francesi». Qualche ombra in più la vede all’orizzonte: «Resta il problema dei costi delle materie prime che con fatica riusciamo a trasferire nei listini. E ci sono segnali che le firme si stiano muovendo con prudenza, comprano di meno anche perché le economie dei mercati asiatici stanno rallentando». Lo registra anche Alessandro Francioni, consigliere nazionale Unic. «È una fase di riflessione – dice –. Gli ordini arrivano con il contagocce ma non vedo all’orizzonte segnali che possano far pensare a un tracollo». Però non ci gira intorno. «Mercato per tutti in questo settore non c’è – prosegue Francioni –, ma per le aziende che resteranno si apriranno comunque spazi nuovi. Servizio, ricerca e come risultato anche la capacità di fare proposte sonole variabili per fare in modo che i clienti abbiamo motivi sufficienti per non partire dal prezzo nello scegliere i propri fornitori».

Usa una metafora marinara Stefano Biagi, presidente del Consorzio Cuoio di Toscana: «È una fase di bonaccia, per veleggiare servirebbe più vento». Tradotto: «Da una parte ci sono le tensioni sui prezzi delle materie prime e dall’altra il peso dei concorrenti, specie in un segmento a basso contenuto tecnologico». «L’anno è partito sotto tono», conferma Simone Remi, presidente Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale. «Il distretto deve continuare a riqualificarsi – sostiene Remi – scommettendo sulla capacità di fare cultura di prodotto per differenziarsi e per questa via fidelizzare i clienti, puntando sulla valorizzazione e la ricercatezza delle pelli». Il presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola Giuseppe Volpi conferma le tensioni sui prezzi sia del grezzo che sulle altre materie prime. «Pesano ancor di più in una fase di mercato che non è brillante – dice –. Il segmento del lusso va bene, ma si sta perdendo competitività nella fascia di media. Il settore tuttavia regge ma in una situazione del genere ogni aumento dei costi, delle imposte e delle tasse locali sarebbe estremamente negativo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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