Finanza
Suole che s’illuminano e pelli tra ortaggi e frutta
Le aziende del comprensorio del Cuoio protagoniste assolute a Bologna Toni chiari, pieni di luce, tra acido e pastello. Ma spazio anche ai neutri
INVIATO A BOLOGNA. Unire il giorno alla notte. L'immaginazione alla qualità artigianale. Toni chiari, pieni di luce, tra acido e pastello. In cui si declinano i verde, i rossi e i blu. Ma nella primavera estate del 2015 ci sarà spazio anche per i neutri, dal corda al sabbia, fino al marrone terra. Sono questi i richiami cromatici che la fanno da padrone negli stand delle aziende sulle due sponde dell'Arno. E che si mostrano in anteprima nella maxi vetrina di Lineapelle a Bologna. Niente estremi e poche novità se non quelle orientate a qualificare la gamma delle produzioni già consolidate.
Il tocco che non ti aspetti sta nelle suole presentate dal Gruppo conciario Cmc International. Bianche alla luce del giorno e fluorescenti al buio. «Abbiamo preso l'idea dal mondo della pelletteria – dice Chiara Caponi –. Al cuoio applichiamo una cera coprente con sotto il colore. Il risultato è particolarmente adatto per le scarpe da sera». E per apprezzarlo è stata allestita una piccola camera oscura.
Altro settore, nello stand dell'Anaconda si punta ad esaltare l'effetto corazza delle pelli di pitone. «Abbiamo reso il pitone più rigido e adatto a una calzatura – afferma Sandra Testai –. Inoltre, riusciamo a rigonfiare la squama conferendo in modo naturale un effetto bicolore». Il colore è la dominante nello stand Artigiano del Cuoio. «È un modo per dare delle idee e un tono più ricercato alle pelli – dice Simona Marianelli – con colori che richiamano l'estate».
Dolmen firma le pelli di cavallino dai colori sgargianti. «Utilizziamo dei coloranti innovativi – dice Luca Giananti –. Il risultato sono tinte acide particolarmente accattivanti e adatte per l'estivo».
Ci sono la leggerezza delle pelli forate presentate da Onda Verde alle trasparenze dei pellami rifiniti in anilina della Testi e Montanelli. Le morbidezze dei pellami proposti dalla conceria Nuova Antilope. «I nostri colori di punta sono il blu e il lime», dice Alessio Bonciolini. Gli effetti che richiamano i batik sulle pelli al vegetale della Nuova Grenoble e i double-face forati e accoppiati della Meridiana. «La morbidezza e la leggerezza sono i requisiti che la fanno da padrone nel campionario», sostiene Gabriele Colonnata della Nuova Grenoble.
«Gli specchietti per le allodole non servono, i clienti si aspettano di trovare proposte che siano lavorabili». Non ci gira intorno Graziano Bellini della conceria Dingo. «La tradizione è il nostro biglietto da visita – spiega Luano Senesi di Marca Toro –, il cuoificio si deve adeguare alle proposte della moda per tomaia e fodera della scarpa».
Una possibile chiave la suggerisce Luigi Caroti della Conceria 800, anche questa usa la tecnica al vegetale: «La missione è di riuscire a far usare le mie pelli a chi non lo ha mai fatto». Ad incalzare il vegetale ci prova la Conceria Victoria. «Presentiamo delle pelli di vitello conciate al cromo ma che hanno un’area cromatica che le avvicina a quelle conciate al vegetale – afferma Giulio Barnini, responsabile commerciale di Victoria –. Hanno un gusto naturale ma con caratteristiche di resistenza che le rendono adatte anche alle esigenze delle grandi firme».
La produzione della conceria Montana per l'80% finisce in cinture. Ed è qui che si ricavano indicazioni per capire che cosa metteremo alla vita dei pantaloni. «Continua ad andare il vintage sportivo», sostiene Andrea Ghizzani. Mentre alla conceria Valori si presenta il campionario inserendo le pelli in quadri con ortaggi e frutti che si richiamano all'estate. «È un modo per rendere l'idea di ciò che facciamo – afferma Ettore Valori –. Il prodotto poi lo costruiamo con il singolo cliente». A La Bretagna si punta a fare scuola con un percorso didattico che illustra la lavorazione della pelle al vegetale. «La tradizione si sposa con la tecnologia – dice Paolo Testi –. Presentiamo pelli bicolore tinte nelle botti e non in fase di finissaggio, ma anche pelli disegnate come se fossero dei tatuaggi».
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