Il Tirreno

Pontedera

Sfrattati di casa dai padri Barnabiti

di Francesca Suggi
Sfrattati di casa dai padri Barnabiti

Fauglia, lui perde il lavoro 2 anni fa e non ce la fa più a pagare l’affitto. L’appello accorato di una famiglia con due bambine

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FAUGLIA. Gennaio 2012. È lo spartiacque tra una vita normale e una sopravvivenza che si sta facendo sempre più risicata per la famiglia Stradi: la perdita del lavoro di babbo Diego, la difficoltà di trovare un nuovo posto, la capacità ridotta al minimo e poi nulla per pagare quei 565 euro di affitto. È una spirale e i debiti che si accumulano, come accade spesso. Fino ad arrivare ad oggi dove persino il tetto di quella casa di proprietà della congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, altrimenti detta dei Barnabiti, non ci sarà più per la ex moglie e le due bambine. L’ordinanza di sfratto è esecutiva: domani, secondo l’atto di “precetto per il rilascio dell’immobile”, la famiglia dovrebbe lasciare l’appartamento al pian terreno in via Comunale, a Luciana, dove abitano da 4 anni.

«Siamo disperati, io lavoravo nel campo dell’edilizia, poi la mia ditta ha chiuso a gennaio 2012 e da lì ho provato a riciclarmi nello stesso settore senza successo, poi mi sono offerto per fare le stagioni anche fuori ma a 40 anni è difficile», si sfoga Diego Stradi.

Sa bene che è moroso nei confronti di quella congregazione religiosa a cui appartengono anche gli altri due appartamenti vuoti appena rifatti là accanto e lo stabile in corso di ristrutturazione davanti casa. I debiti accumulati sono poco più di 6mila euro. «Dopo il licenziamento avevo la disoccupazione, quasi 800 euro, e continuavo a pagare l’affitto: poi, finiti anche quei soldi, abbiamo iniziato a pagare un mese sì e uno no, attingendo dai nostri risparmi. Poi non ce l’abbiamo più fatta: o pagare l’affitto o campare», continua.

Quello che chiede? «Un aiuto a trovare un lavoro: si risolverebbe tutta la situazione».

Stradi dorme da un amico, a casa abitano la ex moglie Alessandra Ricoveri e le bambine. «Non abbiamo l’appoggio delle nostre famiglie: siamo seguiti da tempo dai servizi sociali e siamo iscritti dallo scorso anno alle liste per avere una casa popolare a Fauglia, ma sappiamo che i casi sono tanti», continua la ex moglie.

Il tempo stringe. È l’amministrazione comunale, attraverso l’ufficio casa e l’assistente sociale, ad interessarsi del caso: la bella notizia è che almeno fino ad aprile la famiglia potrà restare in quella casa. Ma dopo? «Abbiamo parlato con l’ufficiale giudiziario ed abbiamo ottenuto un prolungamento: noi siamo vicini alla famiglia, diamo loro un contributo seppur minimo e speriamo che con la costruzione delle prossime case popolari si possa fare anche altro», sottolineano il sindaco Carlo Carli e la vice sindaco Fulvia Petrini. Quest’ultima aggiunge: «Purtroppo nel paese abbiamo diversi casi di famiglie in difficoltà, quasi una trentina: cerchiamo, tra buoni pasto e contributi attraverso l’assistente sociale, di dare un aiuto».

La questione è conosciuta anche nella congregazione dei padri Barnabiti. In questo caso, il legale rappresentante citato anche nei documenti di sfratto, è padre Enzo Bertini.

«Capisco e comprendiamo che la situazione è difficile: un pochino di pazienza l’abbiamo portata – spiega –. L’amministratore da tempo ci segnala questa situazione di morosità e abbiamo dato alla famiglia tempi ragionevoli. Non vediamo una prospettiva di un futuro accomodamento di questa situazione: avere il voto non vuol dire passare sopra a tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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