Il Tirreno

Pontedera

Dall’Ucraina alla Piaggio «Da noi sta cambiando»

di Manolo Morandini
Dall’Ucraina alla Piaggio «Da noi sta cambiando»

La 28enne si racconta tra la nuova vita pontederese e i disagi del suo paese «Qui venivo da piccola con un gruppo che si occupava dei bimbi di Chernobyl»

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PONTEDERA. «Adesso anche da noi sta cambiando, iniziamo a farci valere sugli uomini». Prova a sorridere Tetyana Dremlyuga, ucraina di 28 anni che per tutti è Tania, ma i pensieri per la sua terra d’origine hanno un altro respiro. In Ucraina sale pericolosamente la tensione e si temono venti di guerra. Insomma, non c’è aria di festa della donna. «Ascoltando quello che viene raccontato in Italia – dice –, a confronto con le voci dei miei parenti e leggendo i notiziari ucraini o russi le voci sono contrastanti. Il timore è che le persone, in un paese che fa i conti con una grande povertà, rischino di cadere dalla padella nella brace».

Piaggista con contratto da part-time verticale, Tania è impegnata nel sindacato, con la Uilm. La sua giornata della donna, al di là dei pensieri per una casa che non è più la sua ma dove vive la sua famiglia d’origine, sarà nel segno del lavoro. «Ho un contratto a chiamata come cameriera, lavoro in una pizzeria. Con il solo stipendio Piaggio, che riscuoto per sette mesi all’anno, altrimenti non riuscirei a far fronte alle spese per vivere».

Pontedera per la ragazza venuta dall’Est è un approdo naturale. «Da quando avevo otto anni venivo a Pontedera per soggiornare grazie a un’associazione che si occupava dei bambini colpiti dal disastro di Chernobyl – racconta –. Io vivevo a Borispol, ma mio padre che lavorava in polizia per settimane è stato sul luogo del disastro della centrale nucleare per le operazioni di evacuazione degli abitanti. Ed è per questo che ho avuto la possibilità di venire in Italia, dove trascorrevo tre mesi all’anno, uno in inverno e due in estate». Tania non ha dubbi. «Il mio futuro l’ho immaginato qua. Il primo piede dentro la Piaggio l’ho messo nel 1995 per una visita al museo. Poi nel 2005 ho saputo che l’azienda cercava stagionali e mi sono fatta avanti. La Vespa anche in Ucraina è un mito».

Ha un piglio pratico e determinato Tania che si fatica ad accostare a un volto dai tratti delicati. «Quando tocchi il fondo ti rimbocchi le maniche. In Ucraina stavo frequentando il terzo anno di università, avrei avuto un non futuro nel campo dell’economia turistica. Insomma, una vita di miseria. Qui un’operaia guadagna molto di più che nel mio paese, dove lo stipendio medio non supera i 200 euro». Riavvolgere il nastro e reinventarsi lontano da casa, dagli affetti, dagli amici. «Qui ho sempre potuto contare sul sostegno della famiglia che mi ha accolto fin da quando avevo otto anni. I miei titoli di studio non hanno valore legale, perciò ho fatto le scuole serali. Prima le medie e poi le superiori, mi manca il quinto anno di economia aziendale».

Il pensiero corre alla fabbrica, alla linea 6 dello stabilimento 2 Ruote dove lavora all’assemblaggio della Vespa Primavera. «Si percepiscono le difficoltà. Il clima è più pesante rispetto al passato ed è difficile sperare un giorno di avere il contratto a tempo pieno». Qual è il clima sul lavoro? «È un ambiente aperto, le donne ormai sono una quota importante. Tra di noi c’è anche solidarietà, ci si aiuta. A dividerci semmai è la politica, ma basta non parlarne». E conclude: «Se non avessi lavorato sarei andata a cena con le amiche questa sera. È una festa importante, con una storia che non la rende inutile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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