Sicurezza
Usura e riciclaggio assolto Benigni
Il direttore generale di banca di Pisa e Fornacette era stato indagato nel 2010. «Ero certo della mia innocenza»
FORNACETTE. Il direttore generale di Banca di Pisa e Fornacette, Mauro Benigni, 68 anni, residente a Buggiano, è stato assolto dal tribunale di Pisa - con giudizio abbreviato davanti al Gup Elsa Iadaresta - dalle accuse che gli erano state contestate nell’ambito della vicenda giudiziaria in cui era rimasto coinvolto nell’estate 2010. Dopo l’arresto e alcune settimane di domiciliari già il tribunale del riesame di Firenze, che lo aveva rimesso in libertà, aveva riconosciuto l'insussistenza degli indizi di colpevolezza raccolti nelle indagini.
Secondo la Procura di Pisa e la guardia di finanza, il direttore generale era a conoscenza delle operazioni sospette di alcuni clienti coinvolti in un giro d'usura. E per questo al manager era stato contestato il reato di concorso in riciclaggio.
«Sono sempre stato tranquillo, ero certo della mia innocenza e fin dall’inizio ho sperato in una rapida conclusione di questa vicenda giudiziaria», è il commento del manager che abbiamo raggiunto ieri sera per telefono, mentre stava partendo per una breve vacanza. «Altro in questo momento non voglio aggiungere», conclude Benigni, che fin dall’inizio ha tenuto un atteggiamento di basso profilo anche quando era tornato al lavoro dopo l’ordinanza del tribunale del riesame.
L'inchiesta riguardava un presunto giro di usura e riciclaggio e aveva portato all'arresto (il 13 agosto 2010) di cinque persone, compreso lo stesso funzionario di banca che ottenne subito gli arresti domiciliari.
Gli altri quattro indagati, secondo le accuse, prestavano denaro chiedendo il pagamento di interessi anche del 150% all'anno, soprattutto a professionisti e piccoli imprenditori frequentatori di night (in particolare era stato sequestrato un locale notturno a Ceppaiano di Crespina) e giocatori d'azzardo.
Denaro che poi, sempre secondo l'accusa, veniva "ripulito" nella piccola banca della provincia di Pisa – che fin dall’inizio ha preso le distanza dalla vicenda difendendo l’operato del direttore generale – con la presunta collaborazione del funzionario attraverso operazioni sospette. Da qui l’accusa per Benigni di concorso in riciclaggio che è stata ritenuta priva di fondamento e non provata in sede di processo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
