Il dolore
«Per Cuoiodepur nessun nuovo maxi-impianto»
PONTE A EGOLA. «L’impianto Cuoiodepur non subirà ampliamenti notevoli, come si sente dire ultimamente. Sarà realizzata solo una vasca di accumulo finale e disinfezione e un edificio per lo stoccaggio...
PONTE A EGOLA. «L’impianto Cuoiodepur non subirà ampliamenti notevoli, come si sente dire ultimamente. Sarà realizzata solo una vasca di accumulo finale e disinfezione e un edificio per lo stoccaggio e la preparazione dei concimi. Il resto del progetto cosiddetto Tubone, per il nostro depuratore, comporterà solo adeguamenti o potenziamenti delle strutture già esistenti». Così il presidente di Cuoiodepur, Michele Matteoli durante il consiglio comunale di San Miniato, che si è svolto in forma aperta proprio all’interno della palazzina del depuratore pontaegolese (nella foto), per parlare dell’accordo di programma sul riordino idrico regionale. E che vedrà il Comprensorio del cuoio al centro di un progetto da oltre 200 milioni di euro, di cui circa il 7% investito dalle concerie.
Mezza Toscana coinvolta. Presente anche l’assessore regionale all’ambiente, Anna Rita Bramerini, chiamata in causa per parlare della tempistica con cui sta andando avanti la mega operazione, che porterà a Cuoiodepur 6 milioni all’anno di metri cubi in più di acque derivanti dagli scarichi civili, rispetto ai 2,5 milioni trattati finora (di cui 900mila industriali e 1,5 milioni civili). Altri sedici milioni di metri cubi all’anno di scarichi civili arriveranno al depuratore Aquarno di Santa Croce sull’Arno. Le zone della Toscana coinvolte nell’operazione sono il Circondario empolese, la Valdera, la Valdelsa e la Val di Nievole.
Tutti facciano la loro parte. «Gli imprenditori investiranno circa 4 milioni di euro – ha spiegato Giuseppe Volpi, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola – e gli interventi che stiamo facendo e che faremo dovranno andare di pari passo con quelli che dovranno realizzare gli enti pubblici coinvolti nel progetto». A questo proposito, Bramerini ha spiegato che il 25 marzo ci sarà il collegio di vigilanza. «In quell’occasione effettueremo il controllo del cronoprogramma – ha spiegato l’assessore – dopo che l’accordo di programma è stato firmato un anno fa. Vedremo il 25 marzo chi è in tempo e chi no con la realizzazione dei lavori. Devo dire che la parte imprenditoriale, coinvolta dal progetto, sta svolgendo bene il suo compito. Vedremo, invece, chi è in ritardo e come intervenire nella parte pubblica». Che ha aggiunto: «Certo è che il tempo passa e, visto il termine del 2016 come fine dei lavori, occorre accelerare. È stato un parto lungo, considerata la difficoltà della materia sia dal punto di vista operativo che normativo. Ma ora che tutto è scritto e stabilito da un calendario, bisognerà arrivare alla fine di un progetto che punta a dismettere i depuratori che funzionano male e a ottimizzare gli impianti che rimarranno in piedi».
Toscana virtuosa. «Questo è un progetto utile per il settore conciario, ma soprattutto lo è per i nostri cittadini – ha detto il sindaco Vittorio Gabbanini –. I soldi ci sono. E ora bisogna andare fino in fondo all’operazione». Al sindaco, l’assessore Bramerini ha chiesto di sorvegliare e seguire l’iter che spetta al gestore unico integrato. «Io mi impegno a fare passaggi a livello locale per spiegare ai cittadini la tempistica degli interventi e i costi – ha aggiunto –. L'Unione europea ha individuato 1.200 casi d’infrazione a livello di depurazione delle acque. In Toscana, in tre anni, siamo passati da 91 a 36 infrazioni. Questa è la dimostrazione che, fra le segnalazioni dei cittadini, gli interventi delle aziende e della parte pubblica, abbiamo ottenuto ottimi risultati».
Andreas Quirici
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