Attenzione
Chiude Mercatone Uno, a rischio i 35 addetti
Capannoli, il gruppo bolognese cessa l’attività del punto vendita di via Volterrana La situazione è al vaglio dei sindacati, il caso rientra in una trattativa nazionale
CAPANNOLI. C’è la data. Dalla fine di aprile le serrande del Mercatone Uno di Capannoli si abbasseranno per non sollevarsi più. Trentacinque i dipendenti messi di fronte alla prospettiva della mobilità, dopo un periodo di cassa integrazione straordinaria ancora da definire.
Finisce un’era, inaugurata alla vigilia del Natale 1998 per la maxi struttura commerciale sorta in quelli che un tempo erano gli spazi in cui si producevano le cucine componibili Ferretti. In via Volterrana i venti di crisi soffiano da tempo. È uno dei sei punti vendita del marchio giallo, rosso e blu presenti in Toscana, tra cui quello di Navacchio. La situazione però è complicata per tutto il Gruppo che è in regime di contratto di solidarietà. Ci sono già altri punti vendita sotto osservazione. Quello di Capannoli è nella lista dei sei che la direzione ha in programma di chiudere quest’anno. Un passaggio che se attuato porterà a circa trecento addetti il personale in esubero.
Il Gruppo bolognese Mercatone Services Spa in tutta Italia ha una novantina di negozi con l’insegna Mercatone Uno e conta circa quattromila addetti. Da tempo il calo dei consumi ha portato i conti in rosso. La società da mesi è impegnata con un pool di istituti di credito per definire la ristrutturazione del proprio debito. Cifre non ce ne sono, ma stando a fonti sindacali lo scorso anno i risultati previsti in perdita lo sarebbero stati addirittura in misura doppia rispetto alle attese. Un vortice che ha spinto la direzione che ha sede a Imola a mettere a punto un articolato piano industriale per ritarare l’offerta commerciale da generalista a specializzata nell’arredo casa nell’arco di un triennio. Su questo c’è già il placet degli istituti di credito che, invece, non si sono ancora pronunciati sulla ristrutturazione del debito che consentirebbe al Gruppo di avere la liquidità necessaria a sostenere il processo di uscita dalla crisi in cui è precipitato.
Il piano ha già mosso i primi passi e sono già una decina i punti vendita ristrutturati a livello nazionale. Un cambio d’indirizzo che stando a quanto riferito ai sindacati, nell’incontro che si è tenuto nei giorni scorsi a Bologna, avrebbe dato già le prime conferme in positivo. Il tavolo della trattativa è nazionale. Lo scorso anno sono stati dieci i punti vendita cessati a cui si aggiungono le sei chiusure previste entro dicembre.
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