Sicurezza
I montopolesi non ci stanno e si mobilitano per il liceo
C’è preoccupazione tra i commercianti: «Persi i ragazzi ci resterà una clientela solo di over 60» Domani l’assemblea pubblica per organizzare la protesta, a breve si riunirà anche la Consulta
MONTOPOLI. Montopoli non si arrende. Non ci sta a vedersi sfilare da sotto il naso il liceo Falchi. Non prima, almeno, di aver tentato tutte le strade, se non altro per dovere di chiarezza e di verità. È con questo spirito che i montopolesi si sono dati appuntamento per domani sera, in sala consiliare, alle 21, con un’assemblea pubblica per vagliare ogni possibile forma di protesta o d’iniziativa contro il trasferimento dell’ex magistrale all’interporto di San Donato.
Una serata che nasce da settimane di mobilitazione online, su Facebook, attraverso i post del gruppo “Per tutti coloro che vogliono salvare il liceo Falchi”. Sulla stessa linea anche la Consulta, decisa a riunirsi nel giro di pochi giorni provando a invitare tutti gli attori coinvolti: dalla Provincia, con il presidente Pieroni e l’assessore Celoni, fino all’amministrazione comunale, passando per i due proprietari della sede storica del Falchi: l’istituto del Divino Amore e il Conservatorio Santa Marta.
Una battaglia iniziata con una petizione di circa 200 firme, e che ha ottenuto adesso anche l’adesione del movimento Cinque Stelle, presente domenica scorsa a Gustopolis con la distribuzione di volantini carichi di domande e di interrogativi. Gli stessi che si pongono i commercianti, quei pochi che ancora resistono nel cuore del centro storico, e che adesso non possono non fare i conti con i possibili effetti del trasferimento della scuola. Poche decine gli studenti del Falchi: numeri che certo non fanno economia, «ma che almeno – dicono – insieme a insegnanti e genitori creano un po’ di movimento in paese».
«È brutto dirlo, ma senza di loro la nostra clientela sarà quasi unicamente over 60», spiega Giovanni Lucchesi dello storico negozio di alimentari all’ingresso del borgo. «Non è solo per gli effetti sulle nostre attività – precisa –, ma per il rischio di innescare un meccanismo di impoverimento del capoluogo. Oltre alla perdita di un istituto storico, il rischio è quello di creare un paese abitato solo da anziani e privo di servizi». A sollevare il problema è anche Cristiano del bar pizzeria Il Gatto e la Volpe, dove i ragazzi sono soliti fermarsi in attesa del pullman. «Già oggi – sottolinea – di pullman ce ne sono pochi: chi ci garantisce che un domani, senza più la scuola, esisterà ancora un trasporto pubblico a Montopoli? Fino ad ora, grazie al liceo, riuscivamo a lavorare molto con i genitori, che spesso lasciano l’auto proprio qui davanti per aspettare i figli».
«La scuola esiste da sempre – dice Morena Duccini, titolare dell’ultima cartoleria-edicola rimasta a Montopoli – eppure da qualche anno hanno fatto di tutto per distruggerla». Secondo Fabrizio Bertini, storico ceramista e coordinatore della Consulta, il trasferimento è «il primo effetto dell’Unione dei Comuni». All’origine di tutto, secondo Bertini, c’è solo una questione politica. «San Miniato – dice – ha saputo portare l’acqua al suo mulino, mentre Montopoli non ha mai voluto davvero bene alla sua scuola. Le suore del Divino Amore non c’entrano niente: sono 2 anni che la convenzione è scaduta, e in tutto questo tempo non è stato fatto niente. Si è approfittato della situazione per trasferire la scuola, nonostante il Santa Marta fosse disposto ad offrire altri locali. La Provincia ha risposto di non voler più investire su una struttura privata, eppure adesso dovrà investire all’interporto».
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