Il Tirreno

Pontedera

«Bisogna pensare a drenare acqua dal terreno degli scavi»

«Una cosa è chiara, la situazione dello sperone stava peggiorando velocemenente e il crollo era praticamente inevitabile. Ora di dovrà ricostruire pensando anche a un sistema che dreni acqua dal...

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«Una cosa è chiara, la situazione dello sperone stava peggiorando velocemenente e il crollo era praticamente inevitabile. Ora di dovrà ricostruire pensando anche a un sistema che dreni acqua dal terreno degli scavi archeologici che si trovano sopra le mura, perché altrimenti si ripeteranno situazioni come questa». Così Nicola Casagli, super esperto in problemi idrogeologici e docente del dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze, la cui equipe sta monitorando il lato esposto a ovest della cinta muraria, tra cui lo sperone crollato, così come ha fatto con la Costa Concordia all'Isola del Giglio. Secondo il professore, l'alleggerimento dei materiali sopra allo stesso sperone, tentato ieri pomeriggio, «non poteva fare altro che bene all'intera struttura. Il terreno degli scavi archeologici era pieno d'acqua e occorreva intervenire». Casagli ha seguito la situazione da vicino sia sabato che domenica, prima di arrendersi al freddo dell'inverno e all'influenza. «Negli ultimi due giorni la crepa si è aperta a una velocità troppo elevata - spiega - Domenica nella fessura ci si poteva infilare un braccio. Gli stessi teli per l'impermeabilizzazione non sono serviti e anche a poche ore dal crollo si sono veriticati movimenti che non lasciavano immaginare niente di buono».

L'equipe di Casagli ha continuato a scrivere bollettini anche di nottenegli ultimi due giorni.

Le rilevazioni fornite dal radar interferometrico, posizionato poche settimane fa e che ogni tre minuti effettua una fotografia dell'area. Dai dati si notava uno spostamento della crepa pari a quatto millimetri ogni ora. «Ormai la situazione era compromessa - spiega ancora Casagli - e l'intervento di alleggerimento non è certo stato la causa del crollo dello sperone».

Andreas Quirici

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