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il concerto a lajatico
LAJATICO. Dieci brani ispirati al tempo in tutte le sue forme. È il contenuto del nuovo Cd dei “Madaus”, gruppo composto da giovani tra la Valdera e l’Alta Valdicecina, che canteranno stasera dalle...
LAJATICO. Dieci brani ispirati al tempo in tutte le sue forme. È il contenuto del nuovo Cd dei “Madaus”, gruppo composto da giovani tra la Valdera e l’Alta Valdicecina, che canteranno stasera dalle 21 al Teatro Comunale di Lajatico.
«Suoniamo insieme dal 2011 e abbiamo già partecipato a diversi concorsi, vincendo anche il premio “Ciampi” nel 2011. L’album si intitola “La macchina del tempo”, ed è già acquistabile negli store multimediali». A parlare è Aurora Pacchi, 30enne di Lajataico e contante del gruppo. Insieme a lei ci sono anche David Dainelli, Antonella Gualandi e Gianni Alpicella.
«Ci conosciamo da diversi anni –prosegue Aurora- ma solo successivamente abbiamo deciso di intraprendere la carriera musicale. Lavoriamo tutti a Volterra e conosciamo bene la zona, che ci ha ispirato in numerose canzoni».
A catturare le attenzioni della band sono stati in particolare il carcere ed il manicomio della città degli etruschi. «Sono due luoghi pieni di storie del passato, dentro ai quali si respira un’aria diversa. David Dainelli lavora all’interno del penitenziario, e la sua esperienza ci è servita molto. La nostra avventura artistica è ancora agli inizi, ma tra di noi c’è già completa armonia nella scrittura dei testi e nell’esecuzione dei brani».
Quando gli viene chiesto a quale stile si rifacciano i “Madaus”, Aurora rivela: «Non rappresentiamo uno stile musicale in particolare. Diciamo che le nostre dieci canzoni dell’album sono altrettanti modi diversi di fare musica. Dal punto di vista artistico da soddisfazione il sapersi di muovere nei vari generi, speriamo che questo non ci penalizzi nell’aspetto commerciale». Infine, un ringraziamento in vista del concerto del 1 marzo: «Ringraziamo la Banca Popolare di Lajatico, sponsor dell’iniziativa e sempre molto vicina ai progetti musicali e culturali della zona».
Tommaso Silvi
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