Il dolore
«Sono uscito dal coma grazie al prete esorcista»
A Crespina si parla di miracolo, come racconta il diretto protagonista «Ero tra la vita, la morte e una fine da vegetale: don Lorenzo mi ha salvato»
CRESPINA. La sua vita sospesa tra la morte e un futuro da vegetale oggi la rivede in quella grazia ricevuta, come la chiama lui, appesa nella galleria degli ex voto del santuario di Montenero, a Livorno. Quei 17 giorni di coma farmacologico, di tanto in tanto, li rilegge nel diario “che racconta quello che i miei occhi hanno visto, quando i tuoi erano chiusi” scritto dall’allora fidanzata e dagli amici. Lo spartiacque tra l’aldilà e un mondo tutto da vivere per Fabrizio Piffanelli ha il “miracolo” di una voce, una mano, una benedizione fatta intorno al suo letto nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Chiara, diretto dal primario Paolo Malacarne. È la preghiera di padre Lorenzo D’Mello (l’unico prete esorcista riconosciuto dalla diocesi di San Miniato), per chi crede, ad aver aiutato (insieme al supporto medico) il giovane che oggi ha 33 anni a scongiurare quella delicatissima operazione alla testa di cui sarebbe stato impossibile prevedere come ne sarebbe uscito. Un intervento che si rendeva necessario dopo una brutta caduta da un soppalco alto tre metri.
«Io ero in coma e non ricordo niente, ma familiari e amici mi hanno raccontato che dopo diverso tempo che ero in coma farmacologico e le mie condizioni stavano peggiorando, padre Lorenzo è venuto in ospedale il giorno prima della temutissima operazione al grosso ematoma che avevo in testa: mi ha fatto una preghiera di benedizione, dicendo ai miei cari di stare tranquilli perché sentiva che in serata sarei migliorato e scongiurando un mio ipotetico stato vegetativo come veniva paventato dai medici». Il racconto di quei frammenti di vita in bilico del 17 gennaio di 4 anni fa fatti dal diretto interessato sono un colpo al cuore. «La sera i valori della mia pressione intracranica che erano saliti a 50 pic si erano normalizzati improvvisamente, l’operazione già programmata e autorizzata dai miei familiari non è stata mai fatta», continua il giovane oggi a capo della Ilaf, l’azienda familiare di Lavoria che si occupa di lavorazioni in ferro.
Ogni fotogramma di quei 17 giorni di dolore è eternizzato nel diario in pelle fatto dall’allora fidanzata Serena. “Questa sera alle 18,30 è venuto padre Lorenzo per darti la benedizione – si legge –. Ci siamo tutti presi per mano e abbiamo detto il Padre Nostro per te. I medici ci dicevano che eri peggiorato, ma padre Lorenzo con una sicurezza da far paura ci diceva di stare tranquilli perché ce l’avresti fatta, ma noi troppo spaventati da questa cosa non abbiamo dato peso alle sue parole”. Poi la somministrazione di un farmaco in più, il barbiturico (un potente sonnifero), la pressione intracranica che si abbassa. La famiglia che riprende a sperare. «Dopo qualche giorno mi sono svegliato, non parlavo perché mi avevano praticato la tracheotomia, chiedevo a gesti che cosa fosse successo, poi la ripresa e lo spostamento al centro di riabilitazione di Volterra, l’Auxilium Vitae, dove sono stato poco perché stavo facendo passi da gigante». Come una preghiera può cambiare una vita. Oggi Fabrizio continua a giocare nella “sua” squadra di calcio degli amatori di Cenaia e per tutto il paese è “il miracolato”. «Sono sempre stato credente, non praticante e sicuramente quello che ho vissuto mi ha cambiato la vita. Se penso di essere un miracolato? Un po’ sì e penso proprio che padre Lorenzo che non finirò mai di ringraziare, ci abbia messo del suo, insieme a quel Dio che sta più su», continua il giovane. Dal canto suo, il padre esorcista “guaritore”, spiega quello che ha sentito dentro di sé quel giorno.
«Dopo la benedizione ho sentito un’energia dentro di me che mi ha permesso di tranquillizzare tutti i familiari di Fabrizio: sentivo che sarebbe migliorato e che sarebbe tornato in perfetto stato, come prima», racconta padre Lorenzo. Il sacerdote non nasconde che quello di Fabrizio Piffanelli non è l’unico caso di guarigione. «Durante le mie messe, molti fedeli mi dicono di aver ricevuto sollievo per tanti mali accusati e mai risolti, chiamiamole pure grazie. Quello che faccio? Una semplice benedizione».
E chiude: «La vicenda di Fabrizio è nota in tutta la diocesi ed ha avvicinato tantissimi giovani del paese alla chiesa».
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CON L’INTERVISTA
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