Attenzione
Ex Gozzini, Comune ko al Tar
Deidda: «Ricorreremo al Consiglio di Stato. Il 5 marzo sopralluogo insieme ad Asl e Arpat»
SANTA CROCE SULL’ARNO. Se lo aggiudicano i liquidatori di Primavera 90 il primo round giudiziario sulla vicenda delle ex Officine Gozzini. Il Tar di Firenze ha accolto il ricorso presentato dai liquidatori contro l’ordinanza del Comune di Santa Croce che imponeva la rimozione delle strutture in amianto più deteriorate. Ordinanza che è stata quindi annullata, anche se l’amministrazione ha deciso di andare in fondo, presentando a sua volta l’ulteriore ricorso al Consiglio di Stato. La questione, ormai nota, è relativa all’immenso complesso industriale abbandonato delle ex proprietà Gozzini e Soldaini, a Santa Croce, lasciato da anni nel degrado con il suo carico di potenziale rischio per l’ambiente e la salute, legato in particolare alla presenza di amianto. Rischio certificato anche dalla Asl, che nel 2011 segnalava il superamento delle soglie di contaminazione. Una questione che nell’ultimo anno aveva acceso anche un dibattito tra amministrazione e Movimento Cinque Stelle, fino a quando il sindaco Osvaldo Ciaponi, a settembre, aveva emesso l’ordinanza nei confronti dei liquidatori di Primavera ’90, la cooperativa proprietaria del complesso dal 2008, posta in liquidazione dal 2010. L’ordinanza chiedeva la rimozione dei materiali in amianto più degradati o a rischio degrado, la presentazione del piano di caratterizzazione dell’area, l’individuazione di tutti i materiali contenenti amianto e quindi un apposito programma di controllo e manutenzione. Richieste che il Tar ha ritenuto di bocciare, spiegando che «i curatori fallimentari non possono essere destinatari di ordinanze sindacali dirette alla bonifica di siti inquinati», in quanto «non assimilabili al proprietario» e quindi non tenuti «ad adottare condotte – dice la sentenza – in relazione a fattori inquinanti sorti prima dell’assunzione dell’incarico». L’amministrazione di Santa Croce, tuttavia, è convinta di poter ribaltare la sentenza. Da qui il ricorso al Consiglio di Stato: «Perché siamo convinti – spiega il sindaco Ciaponi – che debba essere dovere dei liquidatori rimuovere il rischio causato dall’assoluta mancanza di interventi. Il principio “chi inquina paga” vale anche in questa occasione, dato che il rischio è causato dall’inattività di chi attualmente detiene la responsabilità e la custodia del sito». Non solo: la vicesindaco con delega all’ambiente Giulia Deidda, annuncia anche che l’amministrazione ha richiesto nuovi accertamenti ad Asl 11 e Arpat, che saranno a Santa Croce per un nuovo sopralluogo fissato per il 5 marzo. L’esito degli accertamenti sarà valutato in funzione di nuovi provvedimenti, in particolare per la possibile emissione di un’ulteriore ordinanza. «Parliamo di un’area importante e strategica – dice Deidda – per una riorganizzazione urbanistica di quella porzione di territorio. Da parte nostra c’è la disponibilità a prendere in considerazione ogni manifestazione di interesse per interventi di recupero concreti che ad oggi non abbiamo registrato. Il Comune intende tutelare con determinazione e in ogni sede l’ambiente e la salute dei cittadini, che a giorni, con una lettera, saranno informati sull’evoluzione della vicenda».
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