Sicurezza
Pronto soccorso non presidiato, verifiche interne dell’Asl
L’Azienda replica alla coppia costretta in attesa per 35 minuti: «Per l’apprensione relativa alla ferita è stato percepito il tempo in modo dilatato»
EMPOLI. In riferimento alla denuncia pubblicata da Il Tirreno della coppia di Marti (Montopoli) costretta ad aspettare ben 35 minuti prima di essere ricevuta al pronto soccorso di Empoli e, successivamente, ad andare all’ospedale di Pontedera, l’Asl 11 interviene con le proprie precisazioni dopo aver effettuato le verifiche del caso al proprio interno. «In primo luogo – si afferma – è necessario specificare come vi sia accesso diretto da parte dei cittadini alla sala di attesa del pronto soccorso dell'ospedale di Empoli. Infatti, l'accesso non è condizionato all'apertura delle porte da parte degli operatori del pronto soccorso. Pertanto, non è necessario suonare un campanello per farsi aprire. Lo scopo dei recenti lavori è stato proprio quello di creare percorsi differenziati per le persone in barella che vengono prese in carico dal personale in appositi locali senza transitare dalla sala di attesa, e per i cittadini che, invece, possono camminare e rivolgersi al "triage", a quel settore cioè dove si viene accolti dal personale infermieristico e, previa opportuna valutazione, indirizzati alle necessarie cure secondo il livello di gravità. L’Asl 11, dunque, si rammarica per l'attesa di 35 minuti che il cittadino denuncia di aver fatto al bancone del "triage"/accoglienza senza essere preso in carico da parte degli operatori».
Secondo gli elementi raccolti circa i dati di accesso al pronto soccorso, rilevati dal sistema informatico che traccia ciascun accesso al pronto soccorso, indicano come nella fascia oraria dalle 14 alle 16 del giorno in cui è avvenuto il fatto, risulti essere stata presa in carico una persona in media ogni 7 minuti, con un intervallo massimo, fra una persona e l'altra, di 12 minuti. «Questo dato – fanno presente dall’Asl – dimensiona, quindi, l'attesa stimabile per il cittadino (cioè al massimo 12 minuti), non offrendo conferma ai 35 minuti che il cittadino avrebbe aspettato inutilmente, senza che abbia avuto l'occasione di vedere al bancone dell'accoglienza gli operatori dedicati e parlare con loro. Appare plausibile che all'entrata al pronto soccorso il cittadino che si è rivolto al giornale possa non aver trovato momentaneamente operatori presenti al bancone. A questo punto la comprensibile apprensione per la ferita riportata ha contribuito a fargli percepire il tempo di attesa in modo dilatato».
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