Attenzione
Madre di tre figli si uccide a 46 anni
Era tormentata dai problemi economici e dall’affitto alto della casa. L’altro giorno era stata in Comune a chiedere aiuto
CASCINA. Una famiglia con tre figli e un solo reddito su cui contare. Per una madre di 46 anni, di origini brasiliane anche se residente in Italia ormai da molti anni, le difficoltà economiche, il pensiero di dover pagare ogni mese un affitto troppo alto per le modeste entrate della sua famiglia, erano diventati un peso insopportabile. Un tormento.
Eccola, l’ennesima vittima della crisi nella provincia italiana. Questa volta non si tratta di un imprenditore inchiodato dalle scadenze dei fornitori, dalla pressione dei prestiti o dall’impossibilità di pagare gli stipendi. Questa è la storia senza lieto fine di una madre.
Più volte ha chiesto aiuto anche al Comune. E ieri mattina, rimasta sola, ha deciso di togliersi la vita. Si è uccisa dentro la sua Panda, respirando i gas di scarico del motore, nella zona di Madonna dell’Acqua nel comune di San Giuliano Terme. Sola, per non darsi scampo. Troppi guai economici, le scadenze fitte, l’impossibilità di intravedere una via d’uscita. Un malessere che lei aveva gridato anche nei pensieri scritti sulla sua bacheca Facebook.
«Non ce la faccio a pagare l’affitto, aiutatemi a cercare una casa a un prezzo più basso. Da sola non ce la faccio». Piegata dalle preoccupazioni, era caduta in depressione. Si era convinta che nessuna agenzia e nessun privato le avrebbe affittato una casa, perché era brasiliana.
L’altra mattina, insieme al compagno, era stata all’ufficio casa del Comune a chiedere ancora una volta di essere inserita in un percorso per le famiglie in difficoltà. Da circa dieci anni viveva a Cascina insieme al compagno da cui ha un figlio, mentre altri due sono nati da una precedente relazione della donna con un altro uomo, che vive in un’altra città e che almeno finora non avrebbe mantenuto costanti rapporti con i figli. E la madre, evidentemente, sentiva il carico di questa situazione.
La coppia era andata in Comune dopo essere stata convocata dagli stessi uffici. Ma per loro, al momento, non c’era la disponibilità di una casa popolare: decine e decine di richieste, il bando ormai chiuso. La donna lavorava per una cooperativa di pulizie; la crisi aveva aumentato le difficoltà di questa famiglia, specie quando la donna era stata a casa in cassa integrazione e le entrate erano ulteriormente diminuite. Durante l’ultimo incontro con gli operatori dell’ufficio casa c’erano stati momenti di tensione soprattutto perché ormai la vittima si era convinta che le persone non fossero così disponibili ad aiutarla, a causa di una presunta forma di discriminazione.
«Ho parlato con il marito della donna – dice il sindaco Alessio Antonelli – Siamo molto dispiaciuti per quello che è successo. Stavamo seguendo la situazione per quanto possibile con i nostri uffici. Abbiamo capito anche che nel tempo la donna aveva avuto problemi di salute». Nessuno aveva immaginato che potesse arrivare a quel punto.
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