Il Tirreno

Pontedera

Un cimitero di auto e sostanze tossiche a due passi dal centro

di Sabrina Chiellini
Un cimitero di auto e sostanze tossiche a due passi dal centro

Tra il ponte Napoleonico e via Vittorio Veneto un’area prigioniera del degrado diventata rifugio di tossicodipendenti

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PONTEDERA. Il degrado alle porte della città. A distanza di pochi metri dal centro storico, tra il ponte Napoleonico e la Tosco Romagnola, lungo il percorso sull’Era hanno trovato posto, ormai da tempo, rovi, rifiuti e ruderi. Un vecchio opificio dismesso cade a pezzi. Giorno dopo giorno l’incuria consuma sempre di più l’edificio diventato un rifugio sicuro per tossicodipendenti e senzatetto che vagano tra bidoni di vernice dimenticati, pezzi di vetri caduti giù dalle finestre della vecchia officina. Insieme all’ultima piena dell’Era, seguita da centinaia di cittadini, sguardi e obiettivi sono stati puntati anche verso un quartiere, la zona è parallela a via Vittorio Veneto, che sembra dimenticato.

Un viaggio in un luogo da recuperare e mettere in sicurezza dal punto di vista ambientale il prima possibile. Tutto documentato. Per vedere come un edificio si trasformi in rudere nell’indifferenza basta andare sull’Era ma anche al parcheggio lungo la Tosco Romagnola, oppure in via Veneto. Si accede all’argine da alcune scalette, a ridosso del cortile del palazzo rosso di proprietà della famiglia Leoncini. Al piano terreno dell’immobile c’era una banca: oggi solo uffici sfitti, accanto a quelli di attività che resistono alla crisi. Sul retro dell’ex banca il parcheggio un tempo riservato ai dipendenti. Oggi nell’area sterrata, a servizio del condominio adiacente, c’è un cimitero per auto da rottamare. Carcasse di utilitarie con i vetri sfondati, completamente danneggiate o saccheggiate “giacciono” accanto alle case. Una di queste è stata addirittura appoggiata alla parete del palazzo. In caso di incendio - gli alloggi sono abitati da numerose famiglie, per lo più straniere - probabilmente i mezzi di soccorso si troverebbero davanti ad un percorso a ostacoli. Macchine e anche un furgone con le gomme completamente a terra o anche senza ruote. Ferme lì da tempo, insomma. Mentre dovrebbero essere rottamate con ben altre procedure. Dalle targhe, dove sono rimaste, non dovrebbe essere difficile risalire a chi le ha parcheggiate nella proprietà privata come se fosse una di quelle che un tempo si chiamavano “disfatture”, ed erano a cielo aperto, crescevano senza controllo. Lasciando questo angolo si va verso il fiume attraverso una piccola scala. Tra l’erba spunta una siringa abbandonata, lungo un percorso che i cittadini scelgono per portare a spasso il cane o per cercare un po’ di relax. Tutto intorno, sempre dalla parte di via Veneto, rovi di ogni genere e rifiuti. L’ambiente ideale per i ratti, e siamo sempre abbastanza vicini alle case. Dentro il vecchio opificio, dalle pareti esterne colorate dalle mani dei writers, un’auto abbandonata insieme ad una grande quantità di contenitori per vernici, di ogni colore e di vario genere. La recinzione è caduta, il tetto sta cedendo e potrebbero anche verificarsi crolli a distanza ravvicinata da altri immobili e giardini ben tenuti. Come mai, dopo la chiusura dell’attività, nessuno ha provveduto allo smaltimento dei rifiuti non è chiaro. Non risulta che l’ufficio Ambiente del Comune abbia ricevuto segnalazioni sul degrado accanto al centro. In passato, almeno per una parte di questi edifici, la proprietà (l’immobiliare Petronium) sembrava interessata a proporre un progetto di recupero che però deve essere rimasto chiuso in un cassetto anche se il primo approccio con gli uffici comunali era stato positivo. Un’altra ferita aperta nel cuore della città, oltre a quella dell’immobile ex Leoncini, dietro al Duomo. Con il tetto in eternit, in gran parte degradato, che tiene in ansia le famiglie che abitano dietro l’edificio abbandonato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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