Sicurezza
«Non è colpa della pioggia serve la manutenzione»
Volterra, il crollo delle mura a Sanremo nell’intervento di Gian Antonio Stella Il giornalista d’inchiesta lancia l'allarme sulla tutela dei beni culturali in Italia
VOLTERRA. Il crollo delle mura medievali di Volterra sbarca sul palco di Sanremo. Una prima, non c'è che dire. Quei trenta metri millenari che lasciano alcuni palazzi a picco sul baratro insieme ad altri tesori toscani come le Cascine di Tavola a Prato colpiscono. A portare sul palco più famoso d'Italia il disastrato patrimonio artistico italiano è l'editorialista e giornalista d’inchiesta del Corriere della Sera Gian Antonio Stella.
Il patrimonio italiano che si sta sbriciolando. Capita solo in Toscana?
«Sto tornando da Trino, un paese in provincia di Vercelli dove c'è la Cascina di Cavour. Doveva essere bellissima ma la casa padronale che era piena di affreschi e di marmi è stata completamente saccheggiata come la reggia Borbonica di Campitello in Campania. Quindi non è una questione di nord, sud o centro Italia».
Anche lo Stato non se ne fa carico più di tanto. Pompei cade a pezzi, le mura di Volterra anche. Non ci sono soldi o è follia?
«Anche quando avevamo soldi succedeva lo stesso. Noi italiani abbiamo fatto raramente scelte concentrate sulla bellezza, sul territorio e sulla possibilità di guadagnarci».
E per le mura di Volterra incuria o pioggia?
«Ma non è questione di pioggi. Allora che si fa, ogni volta che c'è un'annata di pioggia ci si rassegna al disastro? Dipende tutto da come sono fatte le cose. Dalla prevenzione, da ciò che si fa negli anni in cui non piove tanto. Ora è evidente che le mura di Volterra vanno ricostruite, altrimenti malediciamo il cielo o noi stessi che non abbiamo fatto la corretta manutenzione?»
Questa sciatteria da che dipende?
«Da diversi fattori. Il primo è che l'Italia, è vero, ha tante bellezze, che è un bene ma è anche una maledizione. Nel senso che c'è l’idea che siccome abbiamo tanta roba: Venaria, Moncalieri e poi c'è Firenze, gli Uffizi, c'è Fiesole perché spendere soldi anche per la Cascine di Cavour o la Fattoria del Magnifico? Questo è un punto. Il secondo fattore, a mio avviso, è che l'Italia non ha mai capito fino infondo le potenzialità del turismo. Dice Jeremy Rifkin, l'economista, che la grande industriale del futuro è quella del tempo libero e del turismo. C'è da tenere presente inoltre che negli ultimi due anni, 2012-2013, i turisti nel mondo sono aumentati di 150 milioni, e noi italiani abbiamo invece calato il fatturato del turismo del 2,4%. Questo perché abbiamo fatto scelte sbagliate. Ognuno pensa per sé, ognuno fa i suoi manifesti, il suo museo, il suo sito internet. Questa è l'Italia. Chiaro?».©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google