Sicurezza
A scuola il degrado lo cancellano i genitori
Santa Croce, alle medie di Staffoli 35 babbi e mamme “tuttofare” adottano le aule e le rimettono a nuovo
SANTA CROCE SULL’ARNO. Il Comune ha messo a disposizione vernici e materiali. Loro hanno portato gli attrezzi, l’impegno, tanta voglia di fare e anche una buona dose di fantasia. Per più di quattro mesi, tutti i sabati pomeriggio, si sono rimboccati le maniche per intonacare, verniciare, pulire e smaltare i termosifoni e decorare aule e corridoi, con l’obiettivo di offrire ai figli un luogo più piacevole, pulito e finalmente accogliente. Sono i genitori della scuola media di Staffoli: padri e madri “tuttofare” che hanno rimesso a nuovo i locali dell’istituto aderendo all’iniziativa “Adotta una scuola”. In tutto 35 genitori coinvolti, che hanno messo a disposizione un po’ del proprio tempo libero e della propria manualità, contribuendo al progetto, ciascuno per le proprie possibilità, condotto in collaborazione con la Pubblica assistenza.
Volti carichi di soddisfazione, ieri mattina, per la cerimonia simbolica di riconsegna della scuola al termine dei lavori, con tanto di taglio del nastro senza dubbio fuori dal comune. Un’occasione che ha segnato una sorta di rinascita per la scuola della frazione, sancita con la sua intitolazione ufficiale al ricordo di Nelson Mandela. Soddisfatto l’assessore alla scuola Massimo Fanella, che ha consegnato una targa di ringraziamento ai genitori. «Il nostro è un ringraziamento corale – ha detto il sindaco Osvaldo Ciaponi – per un’iniziativa che speriamo possa essere d’esempio, e che partendo da Staffoli si allarghi alle altre scuole del Comune».
Un esempio, quello di Staffoli, nato in realtà con la «massima naturalezza», come spiega Leonardo Stampa, uno dei genitori che ha coordinato il progetto. «Abbiamo aderito subito, in modo naturale, senza porci dei risultati prefissati. Ogni stanza è stata interamente smantellata, stonacata, rintonacata e riverniciata, mentre tutti i termosifoni sono stati smontati, puliti e lucidati. Lo spirito di collaborazione è stato fondamentale: ognuno si è messo a disposizione con umiltà».
«Ho trovato il progetto già avviato e ho aderito subito – aggiunge Fulvio Cappelleti – facendo quello che potevo in base a ciò che mi dicevano. L’ho fatto soprattutto per mandare mio figlio in un luogo più accogliente, perché prima di questi lavori la scuola era messa davvero male». Un colpo d’occhio di degrado che ha fatto da molla per tanti genitori, come racconta Sonia Pandolfi, arrivata in estate con il figlio per vedere l’istituto per la prima volta: «Ci siamo trovati di fonte a un’aula terribile – dice –. Mio figlio è tornato a casa sconvolto e gli ho promesso che avrei fatto qualcosa per lui. Non sapendo del progetto, ho scritto in Comune dicendo che ero pronta a imbiancare l’aula da sola. E così è iniziata l’avventura: siamo partiti che sembravamo dei matti. È stato belle lavorare tutti insieme, e quando abbiamo finito c’è pure dispiaciuto». «Ognuno ha dato una mano in base alle proprie possibilità – spiega Davide Castellacci –. È stato soprattutto un lavoro di organizzazione: alla fine di ogni sabato si pianificava quello successivo». Adesso è rimasto solo un cruccio nella testa dei genitori: non aver potuto risistemare anche le aule al secondo piano. Colpa del tetto, completamente da rifare, per mettere fine alle costanti infiltrazioni d’acqua. «E per quello – dicono in coro le famiglie – adesso tocca al Comune».
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