Gioco
Letti accanto ai macchinari scoperta azienda-fantasma
Blitz nella zona artigianale di San Romano (Montopoli). Lavoratori cinesi all’opera in un tomaificio abusivo. Denunciato anche il proprietario dell’immobile
MONTOPOLI VALDARNO. Avevano preso in affitto vecchi uffici aziendali oggi adibiti a civile abitazione, dove in teoria risiedeva regolarmente una famiglia di origine cinese composta da tre persone. Le indagini condotte dalla polizia municipale e dai carabinieri, invece, hanno portato alla luce una vera e propria azienda fantasma, ricavata in locali adiacenti all’abitazione e occupati abusivamente, nei quali erano stati allestiti una serie di posti letto a stretto contatto con macchinari, materiali e collanti per calzatura.
È successo nella zona industriale di San Romano, nel comune di Montopoli, in un immobile a ridosso della ferrovia con ingresso da via della Distelleria. Mercoledì mattina il sopralluogo a sorpresa, condotto dalle forze dell’ordine insieme ad Asl, Arpat e dipartimento del Lavoro di Pisa. La polizia municipale di Montopoli ha disposto il sequestro preventivo per la parte di immobile adibita a laboratorio, di cui si attende adesso l’eventuale convalida da parte della Procura. Immediata la denuncia per abuso edilizio e cambio di destinazione d’uso a carico del conduttore e del proprietario dell’immobile, residente nel comune di Castelfranco. Da tempo in disuso, infatti, il vecchio capannone industriale ospita regolarmente, da alcuni anni, due appartamenti ricavati negli ex uffici aziendali, uno dei quali affittato nel 2010 alla famiglia cinese. Le verifiche anagrafiche, tuttavia, unite ai movimenti anomali osservati intorno al capannone, che facevano pensare ad una presenza ben maggiore delle tre persone regolarmente residenti, hanno finito per insospettire le forze dell’ordine. Sospetti che sono divenuti certezze dopo il sopralluogo di mercoledì. Gli inquilini, in pratica, avevano riaperto una porta murata che collegava l’appartamento con il laboratorio da anni abbandonato, e qui avevano ricavato sette camere (se così si possono definire) con annessi macchinari a attrezzature da calzatura. In pratica un tomaificio abusivo e sconosciuto, che da tempo ospitava un numero imprecisato di lavoratori cinesi.
Una storia di degrado, illegalità e disagio sociale, che a detta del sindaco Alessandra Vivaldi potrebbe non essere la sola nella zona industriale di San Romano. «Abbiamo il sentore – spiega – che in quel contesto possano esserci altri casi analoghi. Un problema che colpisce le aree artigianali più degradate e che è aggravato dalla difficoltà di integrazione della popolazione cinese, che anche nelle nostre zone tende a costituire comunità autonome. Da un lato, quindi, c’è la soddisfazione per l’ottimo lavoro svolto dalla nostra polizia municipale, impegnata sulla strada della garanzia della legalità, ma dall’altro c’è anche l’auspicio che questa azione possa servire come deterrente».
Dalla Direzione provinciale del Lavoro, adesso, saranno effettuate verifiche sulle aziende che si sono avvalse del laboratorio abusivo, anche se il quadro appare già tristemente chiaro: «Dai primi riscontri – rivela il sindaco – pare che tra queste ci siano anche aziende che lavorano per importanti griffe».
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