Il dolore
Faccio l’imprenditore per poter lavorare
Crescono le iscrizioni alla Camera di commercio ma le attività si concentrano nel commercio e la ristorazione
PONTEDERA. La voglia di fare impresa resiste. Ed è più forte della crisi. Ma sono i servizi il settore in cui si affacciano i neo imprenditori, mentre l’artigianato e l’industria continuano a perdere terreno. Ed è un segno che sottotraccia a determinare le scelte di mettersi in proprio è soprattutto la necessità e l’assenza di alternative. Difficile spiegare altrimenti l’apertura di 94 nuovi esercizi commerciali al dettaglio e degli 88 all’ingrosso. Ma anche i 72 neo imprenditori della ristorazione. O la crescita delle attività professionali (+51) e di quelle immobiliari (+45).
Il segno più è solo per quei settori che registrano da anni cali di fatturato e chiusure. Eppure, il ricambio è forte e i tanti che si lanciano nella “mischia” mantengono il bilancio tra aperture e chiusure in positivo. Su scala provinciale, infatti, sono 630 le nuove imprese nel campo dei servizi che hanno aperto i battenti nel 2013, determinando un +2,5% rispetto al 2012. Di tutt’altro segno il trend delle imprese artigiane: -1,1%, -119 unità. Nel complesso ad alimentare la platea dei neo imprenditori sono soprattutto giovani, donne e stranieri.
È quanto emerge tra le righe dell’analisi condotta dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio di Pisa sulla dinamica delle imprese pisane nel corso del 2013. Il calo del numero delle cancellazioni effettuate presso il Registro imprese della Camera di commercio di Pisa, (dalle 2.834 del 2012 alle 2.675 del 2013), abbinato al leggero aumento delle iscrizioni (da 3.058 a 3.198 nuove imprese), porta la provincia di Pisa al quinto posto nazionale per tasso di crescita imprenditoriale (+1,2%): un dato ben al di sopra di quello regionale (+0,3%) e nazionale (+0,2%).
«Ma qui come altrove aumenta notevolmente il numero delle imprese in difficoltà – evidenziano dall’Ufficio studi –. Le aziende pisane entrate in scioglimento e liquidazione passano infatti dalle 647 del 2012 alle 718 unità del 2013 (+11,6%), i fallimenti aperti da 78 a 87 (+11,5%) ed i concordati da 9 a 19».
I neo imprenditori. A fronte di un tasso medio di crescita del +1,2%, le imprese femminili crescono dell’1,5% (+153 unità), quelle giovanili dell’11,8% (+574 unità) e quelle guidate da stranieri del 6,9% (+338 unità). «Le imprese guidate da donne rappresentano il 23,3% di quelle registrate, quelle giovanili il 10,8% e quelle gestite da stranieri l’11,3%», segnalano dagli uffici camerali.
Dentro ai settori. Considerando i diversi settori di attività, esclusi i servizi e con l’eccezione delle utilities (+5,8% + 9 unità), tutti segnano una contrazione con le peggiori performance che sono appannaggio delle costruzioni (-1,6%, -114 unità), e dell’agricoltura (-1,4%, -51 imprese) a causa di un ridimensionamento che «può ormai definirsi secolare e non riconducibile agli effetti della crisi».
Si arresta, invece, la flessione dell’industria in senso stretto che perde solo lo 0,3%, (-17 imprese).
Le forme d’impresa. Analizzando le diverse forme giuridiche, il 2013 conferma la crescita delle società di capitali (+3,1%, + 317 imprese), all’interno delle quali continua a essere determinante il contributo delle Srl (+3,3%,+312 unità).
Positivo anche l’apporto delle altre forme giuridiche (+3,2% + 27 unità), dove si segnala la forte crescita delle società cooperative (+3,4% +17 unità) a testimonianza di come la scelta di forme aziendali vincolate al capitale umano piuttosto che a quello investito abbiano rappresentato una risposta alla crisi.
Timida la dinamica delle imprese individuali (+0,4%, +95 imprese) che continuano ad essere la forma giuridica più gettonata (sono il 52% del totale). Stabili, invece, le società di persone (-0,1% - 6 unità).
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