Finanza
Quel ventiduenne non morì per un azzardo in auto
Dopo 10 anni e archiviazioni penali, il Tribunale civile riconosce la responsabilità di un’automobilista nello schianto fatale
SAN MINIATO. Il dolore per la perdita di un figlio non li ha fiaccati. Anzi, ha dato alla famiglia l'energia per lottare e ottenere una verità che fosse scolpita in una sentenza del Tribunale. Il loro ragazzo, Donato Sofia, morto a 22 anni il 12 febbraio 2003 in un incidente stradale, non fu protagonista di alcun azzardo in auto. Lo ha stabilito il Tribunale civile condannando la conducente di un'altra auto coinvolta nel sinistro e l'assicurazione Unipol a risarcire i familiari di Donato, la mamma Gerarda, il babbo Vito Michele e la sorella Lucia. Il giudice ha fissato il pagamento del 50 per cento delle somme attribuendo al giovane un concorso di colpa per la velocità. «E anche su questo ci sarebbe da discutere, ma dopo tutti questi anni vogliamo mettere un punto fermo» spiegano Gerarda e Vito Michele. Donato morì intorno alle 20 sulla via Tosco Romagnola Est, in località La Catena, a pochi metri di distanza dal circolo Arci. Lavorava in una conceria di Ponte a Egola e stava tornando a casa. Nello schianto rimasero coinvolte altre due auto. Una Mini guidata da Ivana Calvigioni di San Miniato, che procedeva nella stessa direzione della Smart dell'operaio, e una Alfa Romeo Arna, proveniente dalla direzione opposta, condotta da Rino Zingoni, di Ponte a Egola.
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