Italia
Non c’è pace per il Ristoro sull’Arno, ancora sott’acqua
Aveva riaperto a tempo di record solo pochi giorni fa dalla prima alluvione Casteldelbosco salvato stavolta dall’entrata in funzione delle cateratte
MONTOPOLI. Le case di Casteldelbosco ieri mattina si sono svegliate all’asciutto, tutte quante. Le cateratte stavolta sono entrate in funzione, al completo e con largo anticipo, dimostrato tutta l’utilità di un sistema di sicurezza tanto discusso quanto efficace. «È stata un’ulteriore dimostrazione», dice il sindaco Alessandro Vivaldi, che lunedì mattina, in Prefettura, aveva ottenuto la disponibilità delle Ferrovie ad effettuare un test sul funzionamento dei meccanismi di chiusura. Così, tra le 1,30 e 3 di ieri mattina, in attesa della grande ondata di piena che alla fine ha superato, seppur di poco, il livello raggiunto il 31 gennaio, tutte e 9 le cateratte tra Casteldelbosco e il cavalcaferrovia de La Rotta sono state completamente chiuse. Viceversa, l’abitato di Casteldelbosco avrebbe fatto la stessa identica fine di dieci giorni fa. «Adesso – prosegue il sindaco – confidiamo molto nell’incontro del prossimo venerdì con il prefetto. L’obiettivo sarà quello di arrivare ad un protocollo per l’uso delle cateratte oppure, se non ci sarà la disponibilità di Rfi, di prevedere sistemi di arginatura a protezione del paese».
Un pericolo scampato, insomma, al termine di un’allerta mete che ha riportato la piana dell’Arno a 10 giorni fa. È finita sott’acqua, ancora una volta, tutta l’area golenale a ridotto del fiume, tra Capanne e Casteldelbosco, in una zona storicamente allagata dalle piene dell’Arno. Allagamenti che hanno isolato alcune abitazioni, raggiunge comunque dalla prima mattinata di ieri dai mezzi dei vigili del fuoco e della protezione civile. Numerose nella zona le strade secondarie che sono state chiuse al traffico.
A pochi chilometri di distanza, invece, la piena dell’Arno è tornata a lambire il parapetto dell’argine di Santa Croce, sommergendo come dieci giorni fa tutta l’area degli ex canottieri. Un altro duro colpo, il secondo in pochissimi giorni, per il ristorante Ristoro sull’Arno, che solo lo scorso giovedì aveva festeggiato la riapertura a tempi di record dopo la piena del 31 gennaio. Erano serviti sei giorni di lavoro no stop e tanta solidarietà, quella degli amici, dei conoscenti, dei volontari della Protezione civile, che avevano fatto tutto il possibile per dare una mano. All’interno del locale si respirava ancora l’odore della vernice fresca e soprattutto l’entusiasmo di chi ha superato un ostacolo e adesso si sente carico per ripartire.
«Già è difficile arrivare a fine mese – afferma il titolare Filippo Labruna – ma ritrovarsi sott’acqua due volte in 10 giorni ti distrugge, soprattutto dopo l’entusiasmo che avevo per essere ripartito. Stavolta ero stato informato dell’allerta da domenica: ho cercato di coprire le attrezzature e accatastare tutto sui tavoli, ma ancora non sono entrato dentro per rendermi conto del danno. Da fuori, comunque, il livello dell’acqua è più alto della scorsa volta». Le previsioni, del resto, indicavano addirittura la possibilità di un livello superiore di oltre 50 centimetri. Un rischio che da ieri ha spinto il Comune, in via precauzionale, ad annunciare la chiusura di tutte le scuole. È rimasto percorribile, invece, a differenza del 31 gennaio, il ponte sull’Arno tra Santa Croce e San Donato.
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